Intervista ad Andrea Poggio dei Green Like July: “Build a Fire” (e oltre…)

Green Like July (foto di Miro Zagnoli)

Green Like July (foto di Miro Zagnoli)

Nascono nel 2003 ad Alessandria come progetto cantautorale di Andrea Poggio, ma un po’ alla volta diventano sempre di più i Green Like July. Attualmente gli altri componenti della band sono il batterista Paolo Merlini, il bassista Roberto Paravia ed il polistrumentista Marco Verna.

Il loro ultimo album si intitola Build a Fire (La Tempesta International, 2013) e contiene nove brani inediti che partono da una certa tradizione americana per poi andare oltre. Oltre nel senso di echi di Marc Bolan, Jeff Lynne e non solo e in riferimento ad Enrico Gabrielli (Mariposa, Calibro 35) che ha curato gli arrangiamenti. Oltre, poi, se consideriamo che i Green Like July dopo il loro album precedente, Four-Legged Fortune, sono tornati nei prestigiosi Arc Studios di Omaha, Nebraska (dove hanno inciso tra gli altri Bright Eyes, She & Him e Julian Casablancas), confermando come produttore A.J.Mogis (dietro a molti dischi della Saddle Creek Records). Oltre, infine, se pensiamo ai contributi delle chitarre di Mike Mogis dei Bright Eyes (Tonight’s The Night) e alla voce di Jake Bellows dei Neva Dinova (Good Luck Bridge e Johnny Thunders).

Ecco dunque di seguito l’intervista ad Andrea Poggio.

Green Like July (La Tempesta International, 2013) (copertina di Olimpia Zagnoli)

Green Like July (La Tempesta International, 2013) (copertina di Olimpia Zagnoli)

Come nasce la copertina di Build a Fire? È legata al tema dell’album? Sulle vostre copertine c’è proprio uno studio particolare, vero?

Bisognerebbe fare questa domanda ad Olimpia Zagnoli. Sul suo Tumblr, in particolare, è possibile trovare una dettagliata spiegazione del processo creativo che ha portato alla realizzazione della copertina di Build a Fire (http://bit.ly/1bKNdnC).

Come nascono i vostri brani e in particolare i vostri testi?

Nella quasi totalità dei casi, le canzoni dei Green Like July nascono chitarra e voce. Non saprei dirti se nasca prima il testo o la musica. In genere, mi serve un punto di partenza. Una frase e due o tre accordi dai quali, talvolta, dopo qualche settimana e tanta pazienza, nasce una canzone. Quando il pezzo è pronto, lo porto al resto del gruppo ed insieme lavoriamo alla struttura ritmica e alla definizione degli arrangiamenti. I testi dei Green Like July hanno natura prevalentemente autobiografica.

Nel disco ha suonato anche Enrico Gabrielli. Come definireste il suo contributo?

Il ruolo svolto da Enrico nella definizione degli arrangiamenti di Build a Fire è stato essenziale. Lo dico spesso, Build a Fire senza Enrico Gabrielli non esisterebbe. O, meglio, esisterebbe ma avrebbe un volto diverso.

In che modo tutti i musicisti che hanno collaborato alla realizzazione di Build a Fire Enrico Gabrielli, Mike Mogis dei Bright Eyes, Jake Bellows dei Neva Dinova – si sono rapportati alla vostra musica e viceversa?

Avere l’opportunità di collaborare e confrontarsi con musicisti diversi ti pone in una posizione di costante stimolo e movimento. Ti permette, inoltre, di dare al tuo lavoro più profondità. Dopo mesi passati chiusi in una sala prove si rischia di perdere lucidità e senso delle prospettive. Avvalersi dell’apporto di persone esterne al tuo nucleo di lavoro ti permette di riaccendere il processo creativo e, in ultima analisi, di rendere stimolante una fase tanto delicata e snervante quanto quella della registrazione di un disco. I musicisti che tu citi hanno avuto un ruolo molto diverso nella definizione del suono di Build a Fire. Jake e Mike hanno avuto il compito di “chiudere” dei brani in larga misura già definiti e delineati, mentre ad Enrico ed AJ è spettato il lavoro sporco.

Come mai siete tornati da A.J. Mogis in Nebraska come per il vostro lavoro precedente Four-Legged Fortune?

AJ è semplicemente il produttore più talentuoso, paziente e saggio con il quale mi sia mai capitato di lavorare. Ed è, se è possibile, addirittura più pignolo di me! Per AJ niente è impossibile o di difficile realizzazione. Avere AJ al nostro fianco ci ha permesso di concentrarci esclusivamente sull’esecuzione e sulle singole scelte artistiche.

Tra le vostre influenze citate Mark Bolan e Jeff Lynne. Altri nomi?

Tom Waits, Federico Fellini e Tina Weymouth.

Sempre a proposito di influenze, in che modo siete legati alla musica e/o agli artisti italiani?

Sono molti gli artisti italiani che mi hanno influenzato e che continuano ad influenzarmi. Se penso al periodo in cui è stato registrato Build a Fire, in particolare, dico Una donna per amico di Battisti e Storia di un impiegato di De André. Ecco, in che modo siamo legati alla scena italiana attuale… credo che in Italia stiamo vivendo un periodo di rinascita e che si stiano affermando nomi molto validi ed autori molto capaci. Ma credo anche che ci si trovi ancora in una situazione di grave autoreferenzialità. Tendiamo un po’ troppo a trovarci delle giustificazioni, invece di rimboccarci le maniche e confrontarci con i grandi nomi che vengono dall’estero.

Ultima domanda: quali sono i vostri prossimi impegni?

Suoneremo ancora in Italia, almeno fino a fine estate. Mentre ad aprile stiamo pianificando un tour in Europa, ma è ancora tutto in via di definizione.

Green Like July – Moving To The City (VIDEO)

Informazioni su Leonardo Follieri

Collabora con Jam Viaggio Nella Musica e con Paper Street, scrive su Rock Oddity, dal 2007 scrive di musica per testate online/siti/blog, canta e suona la chitarra. Ha frequentato il Master in Giornalismo e Critica Musicale diretto da Ezio Guaitamacchi, è laureato in Giurisprudenza all’Università Cattolica di Milano con tesi in diritto d’autore.
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