Hush: i Kula Shaker rileggono un classico dei Deep Purple e…

Deep Purple

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Hush: l’affermazione dei Kula Shaker passa attraverso il “silenzio” dei Deep Purple

È il primo singolo dei Deep Purple e viene pubblicato anche all’interno del loro album di debutto Shades Of Deep Purple (Parlophone). Siamo nel 1968.

Si intitola Hush, ed è la cover di un brano nato dalla penna del compositore e musicista Joe South, il quale aveva adattato un vecchio spiritual: «Hush I thought I heard Jesus calling my name» (Silenzio, mi è sembrato di sentire Gesù pronunciare il mio nome) diventa «Hush I thought I heard her calling my name» (Silenzio, mi è sembrato di sentirla pronunciare il mio nome). In pratica la tematica religiosa cede il posto a quella amorosa.

Hush viene affidata nel 1967 al cantante Billy Joe Royal: se la sua registrazione è tenue e dolce, quella dei Deep Purple dell’anno successivo assume uno stile hard rock e possiede un maggior groove, figlio in parte della psichedelia e in parte del prog. L’Hammond di Jon Lord diventa quasi percussivo per poi emergere con l’apertura del lungo assolo. Il piglio in generale è molto più sfrontato.

Royal era arrivato soltanto alla 52esima posizione negli Stati Uniti, mentre la band inglese, pur non raccogliendo consensi in patria, riesce a raggiungere il quarto posto della Billboard Hot 100. Da quel momento i Deep Purple iniziano la loro ascesa verso il successo e saranno poi tante le cover del brano che si susseguiranno negli anni, come quella dei Killdozer o dei Gotthard, giusto per citare due nomi. Gli stessi Deep Purple riproporranno una nuova versione nel 1988 per celebrare i loro vent’anni di carriera, ma ancora una volta non saranno profeti in patria e raggiungeranno appena la 62esima posizione della chart britannica dei singoli.

Kula Shaker

Kula Shaker

Perché il brano ottenga successo anche nel Regno Unito bisogna attendere la cover dei Kula Shaker. Siamo nel 1997. La band capitanata dal cantante e chitarrista Crispian Mills non snatura il pezzo, pur tendendo a esasperarlo con sonorità vintage anni ’60 e con un atteggiamento “moderno”. Anche qui l’Hammond, stavolta di Jay Darlington, in alcuni momenti funge da percussione riempiendo maggiormente alcuni vuoti e ritagliandosi il suo spazio. La nuova versione non ha la compattezza di quella dei Deep Purple, ma assume connotati più melodici in diversi punti con una chitarra elettrica maggiormente ritmica e talvolta tendente al brit pop.

Ritchie Blackmore e soci stavano cercando di fornire un contributo nuovo alla musica. Nella “riscoperta” dei Kula Shaker Hush si materializza in una novità dall’approccio maggiormente pop che tiene però conto di una tradizione consolidata e se ne distacca quel tanto che basta e con rispetto. Il pezzo raggiungerà la seconda posizione in classifica nel Regno Unito e i Kula Shaker di lì a poco saranno chiamati a fare da headliner nei più importanti festival estivi.

Questo articolo è stato pubblicato originariamente il 19 dicembre 2013 su Jam Viaggio Nella Musica.

Informazioni su Leonardo Follieri

Collabora con Jam Viaggio Nella Musica e con Paper Street, scrive su Rock Oddity, dal 2007 scrive di musica per testate online/siti/blog, canta e suona la chitarra. Ha frequentato il Master in Giornalismo e Critica Musicale diretto da Ezio Guaitamacchi, è laureato in Giurisprudenza all’Università Cattolica di Milano con tesi in diritto d’autore.
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