Rolling Stones, Keith Richards compie 70 anni

Keith Richards

Keith Richards

Mick Jagger li ha compiuti lo scorso 26 luglio e oggi tocca a un altro illustrissimo Rolling Stones: Keith Richards compie 70 anni.

Protagonista indiscusso della scena rock, sono tanti gli episodi che si possono raccontare di un chitarrista come lui, divenuto ormai più che una leggenda vivente.

Per festeggiare un compleanno così importante abbiamo scelto tre frammenti tratti dalle prime pagine della sua ormai celebre autobiografia Life (prima edizione 2010), provando quindi a raccontare in maniera inusuale un personaggio che davvero non ha (e forse non ha mai avuto) bisogno di presentazioni:

Suonare meglio la chitarra elettrica a causa di una pietra pesante (e non “rotolante”) – (p. 41): “Di quel periodo conservo una cicatrice profonda (all’epoca Keith Richards aveva 9 anni ed era stato destinato assieme alla famiglia in una casa popolare di Temple Hill, altra parte di Dartford, suo paese d’origine, ndr). Delle pietre da lastrico, grosse e massicce, erano sparse sul ciglio della strada, non ancora fissate nel calcestruzzo. Naturalmente, pensando di essere Superman, con l’aiuto di un amico volevo rimuoverne una che stava ostacolando la nostra partita a calcio. La memoria è finzione, e una versione alternativa dei fatti mi è stata fornita da Sandra Hull, amica e compagna di giochi che ho consultato dopo tutti questi anni. Stando ai suoi ricordi, io mi ero offerto di spostare una pietra per lei, da vero cavaliere, dato che la distanza tra una e l’altra era troppo ampia per consentirle di saltare in qua e in là. Sandra ricorda anche molto sangue quando la pietra ci sfuggì di mano, mi schiacciò il dito e io filai di corsa al lavandino di casa, dove il sangue continuò a fluire copioso. Poi vennero i punti di sutura. Nel corso degli anni, il risultato – non devo esagerare, qui – potrebbe aver influito sul mio modo di suonare la chitarra, poiché l’incidente mi ha davvero appiattito il dito, rendendolo ideale per pizzicare le corde; e potrebbe avere a che fare anche con il suono, perché ho una presa maggiore. Inoltre, negli arpeggi è come se avessi un artiglio, dal momento che un pezzo è saltato via: così il polpastrello è piatto, ma allo stesso tempo è più appuntito, e questo mi torna utile di tanto in tanto. L’unghia non è mai ricresciuta del tutto, e adesso è come ondulata”.

keith richards 2

L’arrivo del rock’n’roll nella vita di Keith Richards: “Dovevo recuperare tutto ciò che quel tizio (Elvis) aveva inciso prima di allora” – (p. 61): “Il primo singolo che acquistai fu Long Tall Sally di Little Richard, credo. Un singolo fantastico, ancora oggi. Con il tempo i grandi dischi possono solo migliorare. Ma il pezzo che davvero mi sconvolse come un’esplosione nella notte, mentre ero sintonizzato su Radio Luxembourg con la mia radiolina anziché essere a letto a dormire, fu Heartbreak Hotel. Mi lasciò senza parole. Non l’avevo mai sentita prima, non avevo mai sentito nulla di paragonabile. Mai sentito nominare Elvis. Eppure, era come se lo stessi aspettando, quel momento. Quando mi svegliai il giorno dopo ero un’altra persona. Di punto in bianco, mi sentivo sopraffatto: Buddy Holly, Eddie Cochran, Little Richard, Fats. […] Dopo il primo verso – Since my baby left me – fu il sound a catturarmi, dandomi il colpo di grazia. Heartbreak Hotel fu il primo pezzo rock che udii in vita mia. Dietro quella canzone c’era un modo radicalmente nuovo di modulare la voce, un sound totalmente diverso, spoglio, ruvido, senza fronzoli, senza violini o cori femminili pesanti o altre melensaggini, qualcosa di completamente differente. Un suono nudo, che metteva in risalto il cuore pulsante della musica la cui esistenza avevo sempre sospettato, senza tuttavia averne prova. Tanto di cappello a Elvis. Il silenzio era la tela, la cornice, il punto di partenza; non c’era bisogno di saturare ogni spazio. Ecco cosa fece per me Heartbreak Hotel. Non avevo mai sentito nulla di tanto essenziale. A quel punto, dovevo recuperare tutto ciò che quel tizio aveva inciso prima di allora”.

Diventare un tutt’uno con la chitarra elettrica… – (p. 74): “A dire la verità, sulle prime non ero interessato a diventare un chitarrista. Nella chitarra vedevo solo un mezzo per produrre un suono. E tuttavia, a mano a mano che progredii, fui sempre più attratto dalla tecnica e dalle note. Resto fermamente convinto che per essere un buon chitarrista convenga partire dall’acustica e diplomarsi con l’elettrica. Non devi pensare di essere Townshend o Hendrix solo perché puoi fare wee wee wah wah o sfruttare altri trucchetti del mestiere. Prima devi conoscerla, quella stronza. Devi portartela a letto. Devi dormire con lei, se non ci sono pulzelle in giro. Ha giusto la forma adatta”.

Il resto è storia… tanti auguri Keith!

(Fonte: Keith Richards, Life, Universale Economica Feltrinelli, 2012)

Informazioni su Leonardo Follieri

Collabora con Jam Viaggio Nella Musica e con Paper Street, scrive su Rock Oddity, dal 2007 scrive di musica per testate online/siti/blog, canta e suona la chitarra. Ha frequentato il Master in Giornalismo e Critica Musicale diretto da Ezio Guaitamacchi, è laureato in Giurisprudenza all’Università Cattolica di Milano con tesi in diritto d’autore.
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