“Hunky Dory”: il primo grande capolavoro di David Bowie

David Bowie nel 1971

David Bowie nel 1971 – foto di Marlene Dietrich

Il 17 dicembre 1971 Hunky Dory esce per la RCA. Un album che definire epocale suona come un banale eufemismo.

Nonostante il flop iniziale della campagna promozionale della RCA, Hunky Dory riceve subito delle critiche entusiasmanti: “Si tratta di un Bowie al meglio delle sue possibilità” scrive l’NME, mentre il Melody Maker lo considera “non soltanto il miglior album che Bowie abbia mai fatto, ma anche l’esempio più creativo di composizione di canzoni apparso su disco da molto tempo a questa parte”.

Anche dall’altra parte dell’Atlantico le recensioni sono eccezionali. Il New York Times scrive che Bowie è “l’uomo intellettualmente più brillante ad aver scelto il disco a 33 giri come mezzo di espressione”; la rivista Rock sostiene che David è “l’artista più singolarmente dotato che faccia musica oggi. Ha il genio per essere negli anni Settanta ciò che Lennon, McCartney, Jagger e Dylan sono stati nei Sessanta”. E per quello che ha prodotto negli anni ’70 (soprattutto), tale considerazione può definirsi certamente profetica.

Queste critiche non corrispondono purtroppo a vendite altrettanto entusiasmanti, almeno fino all’uscita del successivo The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars (RCA, 1972); Bowie diventa una superstar e anche Hunky Dory balza in testa alle classifiche, ottenendo finalmente la giusta visibilità e considerazione anche da parte del grande pubblico.

“Credo che Hunky Dory mi abbia assicurato, per la prima volta in vita mia, un vero pubblico” – ricorda Bowie, “un album pieno di belle canzoni”.

La rappresentativa copertina di "Hunky Dory" (RCA, 1971)

La rappresentativa copertina di “Hunky Dory” (RCA, 1971)

Nicholas Pegg nel suo libro Bowie. Le canzoni, gli album, i concerti, i video, i film, la vita: l’enciclopedia definitiva (Arcana 2012) scrive che Hunky Dory “è prima di tutto l’accurato e coerente lavoro di un autore di canzoni. Un’occhiata alla densità di scrittura delle pagine che contengono i testi rivela una collezione di canzoni insolitamente prolissa rispetto ai suoi standard abituali, mentre la ricchezza e la raffinatezza della musica – notevole la straordinaria fluidità dei passaggi armonici di Bowie – sono del tutto nuove. Fondamentale il fatto che abbia optato per una impostazione di voce finalmente personale, un peculiare baritono-alto che scivolava impercettibilmente dentro e fuori il falsetto”.

Per alcuni, Hunky Dory rimane ancora il miglior disco di Bowie, l’album che ha cambiato la vita a molti artisti dopo di lui, un’opera citata in tutte le enciclopedie del rock. Una pietra miliare di un novello Oscar Wilde bisessuale che rende omaggio a Dylan, Warhol, Brecht, Lou Reed. La forza più grande di Hunky Dory sono proprio le canzoni: Life on Mars? Changes, Oh! You Pretty Things, Queen Bitch tanto per citarne alcune. Thomas Erlewine su Allmusic le definisce “una gamma caleidoscopica di stili pop diversi, tenuti insieme dalla visione di Bowie”.

Registrato presso i mitici Trident Studios di Londra con Mick Ronson alla chitarra, Rick Wakeman (Yes) al piano, Trevor Bolder al basso e Mick Woodmansey alla batteria, segna il sodalizio con Ken Scott in cabina di regia. E’ tra i 500 greatest albums of all time secondo la rivista Rolling Stone, alla posizione #107.

DAVID BOWIE – CHANGES

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