“Noi conquisteremo la luna”, il nuovo libro di Federico Guglielmi. Intervista all’autore

"Noi conquisteremo la luna", il nuovo libro del giornalista e critico musicale Federico Guglielmi

“Noi conquisteremo la luna”, il nuovo libro del giornalista e critico musicale Federico Guglielmi

Federico Guglielmi è una penna storica del giornalismo musicale italiano. Ha scritto per riviste specializzate come Ciao 2001, Suono, Rockstar, Rumore, Rockerilla, Il Mucchio Selvaggio. Dal 1999 è responsabile delle pagine musicali del mensile Audio Review. Nel 2001 ha ideato il trimestrale (dal 2010 semestrale) di approfondimento musicale Mucchio Extra, del quale è stato direttore fino al n.39 dell’inverno 2013. Attualmente scrive per Blow Up e ha una sua rubrica su fanpage.it. E’ autore di una ventina di libri musicali ed è molto probabilmente il massimo esperto di post-punk e new wave dello stivale. Lo abbiamo intervistato per parlare del suo ultimo libro in uscita in questi giorni, Noi conquisteremo la luna – Scritti sulla new wave italiana, 1980-1985 (Rave Up Books, 2013). 

Noi conquisteremo la luna è quello che cantavano i Litfiba in uno dei loro primi brani. Come mai hai scelto proprio questo titolo per il tuo nuovo libro?

Al di là del fatto che i Litfiba sono ovviamente fra i gruppi trattati, e al di là del fatto che suona benissimo, ho pensato che fosse perfetto per sintetizzare in modo “poetico” il clima di quegli anni. Anni in cui c’erano grandi aspirazioni che però, per moltissimi, sono state illusioni. I Litfiba hanno raggiunto l’obiettivo e quasi tutti gli altri no, ma averci provato e averci creduto è stato comunque stupendo per tutti, o almeno spero.

C’è stato un lavoro di editing sugli articoli qui da te riproposti. Come mai? Forse oggi è cambiato il modo di scrivere e/o parlare di musica o di quella musica in particolare?

L’editing è stato minimo, ma indispensabile. Non ho voluto ritoccare lo stile legnoso e pedante che avevo all’epoca, ma non ho potuto fare a meno di eliminare i refusi, alcune ripetizioni, qualche frase davvero troppo involuta e soprattutto certi piccoli orrori che ai tempi erano, ahimè, più o meno normali: per esempio, mettere al plurale, con la “s” finale, termini inglesi che oggi sono di uso comune, oppure utilizzare “song” al posto di brano o “side” al posto di facciata o “lead vocals” al posto di voce. A parte questo, gli articoli di allora erano molto più descrittivi di quelli di oggi: si scriveva di musica nuova e spesso non del tutto codificata, ed era necessario far capire al lettore, nel modo più preciso possibile, di cosa si trattasse. Certi dischi si acquistavano a scatola chiusa, magari tramite mail order, perché non c’era quasi possibilità di preascolto: mica come oggi, dove tutto è a portata di click.

Federico Guglielmi

Federico Guglielmi

Cosa ci puoi anticipare riguardo a “copertine, locandine, fotografie e memorabilia rigorosamente anni ’80” che andranno a completare Noi conquisteremo la luna?

La grafica è stata curata da Cristiano Rea, che nei primi anni ’80 già lavorava nel settore: ha elaborato un bellissimo progetto concepito come omaggio alla rivista “Frigidaire”, che negli anni ’80 era un “cult” assoluto. Per il resto, oltre a svariate fotografie rare se non addirittura mai viste, nel libro ci saranno le copertine di tutti i dischi recensiti, oltre a quelle di parecchi demo e di alcune fanzine.

E invece cosa troveremo nella compilation in allegato?

Quattordici pezzi finora mai pubblicati in CD, alcuni dei quali addirittura mai usciti nemmeno su vinile, di artisti dei quali si parla nel libro. Nomi piuttosto famosi all’epoca, come Underground Life o Pla’sticost, e nomi meno conosciuti ma altrettanto validi. La maggior parte dei brani aveva visto la luce, si fa per dire, solo su cassette demo.

Dalla reunion dei Litfiba con i componenti storici del gruppo che ha portato ad un tour e a un doppio album live Trilogia 1983-1989 live 2013 fino alla ancor più recente ristampa deluxe di Siberia dei Diaframma. La new wave è tornata di moda o “non è mai tramontata”?

Direi che è tornata di moda, in perfetto allineamento con la retromania. E non è la prima volta, come dimostra il revival di una quindicina di anni fa che ha generato, ad esempio, gli Interpol. Di sicuro non è mai tramontata del tutto, ma di questi tempi sta vivendo un momento di rinnovata attenzione.

C’è qualche gruppo della new wave italiana che secondo te è stato precursore dei tempi o quantomeno è stato al passo di artisti e/o gruppi “stranieri”?

Secondo me almeno Gaznevada e Confusional Quartet, se si fossero trasferiti altrove, avrebbero avuto le carte in regola per imporsi a livello internazionale.

Si parla di new wave italiana e in particolare delle band provenienti da Firenze. Come mai questo fermento musicale si è sviluppato con maggior successo lì rispetto ad altre zone d’Italia?

Così come Bologna, Firenze era un ambiente ideale: non tanto grande da essere dispersiva, come Roma o Milano, ma nemmeno tanto piccola da non poter contare su un numero abbastanza alto di sostenitori attivi e fiancheggiatori. Culturalmente vivace per antica tradizione. Dotata di piccoli club dove gli artisti potessero esibirsi e di un negozio di dischi – Contempo – fornitissimo anche di titoli di importazione. Inoltre, fatto essenziale, a Firenze circolavano parecchi musicisti di talento: i Litfiba, i Diaframma, i Neon, i Pankow.

I Litfiba agli esordi

I Litfiba agli esordi

Secondo te la new wave fiorentina si può considerare come una vera e propria scena musicale?

Beh, sì, gli elementi c’erano tutti: gli artisti che, al di là dell’inevitabile “concorrenza”, collaboravano, una serie di pur piccole strutture disposte a sostenerli, alcuni creativi non-musicisti che gravitavano loro attorno, un pubblico ricettivo… più “scena” di così!

C’erano altre città in cui si era sviluppata una scena simile tipo Bologna?

Ce n’erano un po’ ovunque, ma si trattava per lo più di microscene composte da poche decine di persone. A Firenze e prima ancora a Bologna erano un po’ di più, ma dato che si “sbattevano” tantissimo e non mancavano di farsi notare, l’impressione era quella di un movimento ben più grande di quanto non fosse in realtà. Il caso più eclatante, anche più di Bologna e Firenze, è però stato quello di Pordenone: pure lì non erano poi tantissimi, ma tutti suonavano in più band e mettevano su progetti… senza contare l’incredibile immaginario che avevano costruito attorno a questa loro idea di cooperazione creativa. Invito chiunque ad approfondire la vicenda del cosiddetto Great Complotto, è davvero singolare e affascinante.

I Diadramma

I Diaframma

Qual è l’eredità artistica di quel periodo per la scena italiana di oggi?

Un bel mucchietto di dischi, che fra l’altro stanno via via tornando sul mercato in edizioni  spesso molto belle, oltre alla consapevolezza che il rock, di ogni genere, potesse essere anche cantato in italiano. Inoltre, il fatto che vari protagonisti di quei giorni siano ancora in attività dimostra quanta sostanza e determinazione ci fosse almeno in alcuni di quei, per dirla con Ferretti, “geniali dilettanti in selvaggia parata”. Ad esempio, basta pensare a come sono cambiati, continuando a essere influenti, Litfiba e Diaframma.

Quando esce Noi conquisteremo la luna?

È già ordinabile presso la casa editrice e dovrebbe essere in un tot di negozi di dischi e di librerie entro natale. Ne approfitto per segnalare l’altro libro pubblicato dalla Rave Up Books assieme al mio, “Lo stivale è marcio” di Claudio Pescetelli: è un’interessantissima analisi musical-socio-culturale dell’arrivo del punk in Italia nella seconda metà degli anni ’70.

Bene, grazie del consiglio. Siamo in conclusione, ma prima un’ultima domanda: si esce vivi dagli anni ’80?

Qualcuno purtroppo non ce l’ha fatta, ma la massima parte sì. E sono tuttora in ottima salute, a partire da me.

L’intervista termina qui e noi ovviamente ringraziamo Federico Guglielmi per la sua disponibilità e vi consigliamo infine di visitare il suo blog personale, L’ultima Thule.

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