Who tutti i martedì sera al Marquee Club di Londra

The Who di ritorno al Marquee Club di Londra nel 1967  (Photo by Ray Stevenson / Rex Features (153670bb))

The Who

Dal 24 novembre 1964 al 27 aprile 1965 gli Who si esibiscono al Marquee Club di Londra, locale jazz che si era già aperto al blues e via via ad altri giovani gruppi attratti dal rock’n’roll. Gli stessi Rolling Stones il 12 luglio 1962 tennero proprio lì il loro primo vero concerto.

Oggi però, 24 novembre 1964, sul palco ci sono gli Who e sarà così ogni martedì sera per i prossimi cinque mesi. I volumi sono sempre più alti soprattutto per il basso di John Entwistle e per la chitarra di Pete Townshend. Gli strumenti vengono sempre distrutti alla fine di ogni concerto. E, oltre a tutto ciò, il gruppo sta diventando un po’ alla volta portabandiera della sottocultura Mod, movimento di ribellione giovanile che vede gli adolescenti in contrasto con i propri genitori e a favore di tutto ciò che è insolito e nuovo (mod è abbreviativo di modernism) con particolare riferimento al look, alla musica e non solo.

Pete Townshend nella sua autobiografia Who I Am (Rizzoli, 2013) ricorda così quel periodo:«A novembre, Kit e Chris (i due manager Kit Lambert e Chris Stamp, ndr) ci garantirono una presenza fissa nei martedì sera del Marquee Club, un locale di Soho dove si suonava jazz e blues, e attivarono una perfetta macchina pubblicitaria perché la prima data non fosse un fallimento.

In uno dei miei taccuini di schizzi, Kit e Chris trovarono, e apprezzarono, alcuni scarabocchi fatti per un logo degli Who che riprendeva il simbolo di Marte già utilizzato per i Detours l’anno prima. Avevamo già posato per diverse riviste, ma Kit e Chris organizzarono una  propria sessione in cui il fotografo mi riprese da solo, mentre oscillavo il braccio.

Pete Townshend

Pete Townshend

Un amico grafico conosciuto a Ealing disegnò il poster Maximum R&B, oggi diventato leggendario tra i cacciatori di memorabilia degli Who. Con quei manifesti Kit e Chris riempirono tutta la zona centrale di Londra. Ma non solo: oltre a una serie di normali volantini, fecero stampare centocinquanta inviti speciali per “I 100 Faces”, una élite di Mods rigorosamente selezionata ai quali era offerto l’ingresso gratuito per le prime settimane della nostra presenza nel locale […].

Il nostro pubblico era composto al novanta per cento da ragazzi, ma nei primi giorni al Marquee, sotto il palco, c’erano anche alcune ragazze. All’inizio non c’era molta gente, poi, molto rapidamente, la platea iniziò a gremirsi.

Quell’inverno, la nostra serata fissa al Marquee divenne qualcosa che non vedevo l’ora di fare. Ricordo che indossavo una giacca scamosciata e, con in mano la Rickenbacker, salivo dalle viscere della terra alla stazione della metro di Piccadilly Circus, sentendomi come se non vi fosse null’altro al mondo che avrei voluto fare. Ero un musicista R&B che andava a suonare in un proprio concerto. Era una grande avventura ed ero pieno di idee. Nei miei taccuini disegnavo magliette Pop Art e giacche che avrei voluto indossare piene di medaglie, galloni e bandiere britanniche. Come molti altri tra il nostro pubblico del Marquee, sentivo che l’essere Mod andava ormai al di là dell’abbigliamento. Essere Mod significava voler dire qualcosa e gli Who erano il megafono di quella voce».

Informazioni su Leonardo Follieri

Collabora con Jam Viaggio Nella Musica e con Paper Street, scrive su Rock Oddity, dal 2007 scrive di musica per testate online/siti/blog, canta e suona la chitarra. Ha frequentato il Master in Giornalismo e Critica Musicale diretto da Ezio Guaitamacchi, è laureato in Giurisprudenza all’Università Cattolica di Milano con tesi in diritto d’autore.
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