“The River”, un capolavoro targato Bruce Springsteen

La copertina di “The River” (Columbia, 1980) doppio LP del Boss

The River è un monumentale doppio album, un capolavoro che incrocia la potenza degli Stones di Exile On Main Street, le chitarre dei Byrds e la poetica del maestro Dylan; altresì rappresenta uno dei momenti di massima ispirazione del ragazzone del New Jersey che confeziona 20 canzoni senza alcun cedimento di sorta, documentando uno stile ormai inossidabile.

Dopo gli epocali Born To Run (Columbia, 1975) e Darkness On The Edge Of Town (Columbia, 1978), la title-track viene presentata in anteprima assoluta al Madison Square Garden – alla fine dell’estate del ’79 –  nei concerti pacifisti No Nukes. Un classico intramontabile della discografia del Boss e della storia del rock.

Dal punto di vista stilistico, in quest’opera il chitarrista Van Zandt (che qui co-produce insieme al Boss stesso e a Jon Landau) è ormai perfettamente a suo agio nel travolgente rock umanista firmato da Springsteen. The River è quindi composto da ballate indimenticabili (Point Blank) e rabbiosi rock ‘n’ roll (Out In The Street); tant’è che John Lennon, dopo aver sentito alla radio Hungry Heart, chiamerà il Boss e gli confesserà l’amore per la sua arte. “Erano anni che non provavo delle emozioni del genere per una canzone” – ammetterà Lennon.

Bruce Springsteen la sua E Street Band dal vivo

Bruce Springsteen e la sua E Street Band dal vivo

Se con Born To Run Springsteen aveva ridato nuova linfa vitale al rock ‘n’ roll in un momento di grande difficoltà oggettiva, con The River il discorso giunge al compimento finale, prima che sopraggiungano le nebbie folk-minimali di Nebraska (Columbia, 1982) e arrivi il successo mondiale di Born In The U.S.A. (Columbia, 1984).

Il 1° novembre del 1980 succede che questo doppio LP arrivi in cima alla classifica Billboard degli album più venduti.

Ps. Da questo lavoro rimane esclusa la rivoltosa Roulette, splendido ammonimento contro l’uso del nucleare.

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