Lou Reed. La morte di una leggenda del rock ai tempi dei social network

Lou Reed

Lou Reed

DOVE ERAVATE QUANDO E’ MORTO ELVIS?

“Dove eravate voi quando è morto Elvis? Cosa stavate facendo, e per fare cosa, nel resto della giornata, l’avete usato come scusa? E’ di questo che parleremo in futuro, quando ricorderemo questa solenne occasione. Come Pearl Harbor o l’assassinio di JFK, si è ridotta a reminiscenze personali, e forse, dovrebbe essere proprio così, perché Elvis, nonostante la sua grandezza eccettera eccettera, ci ha lasciati tutti soli come era lui…”. Scriveva tutto ciò il critico rock Lester Bangs sul Village Voice, 29 agosto 1977, come viene riportato su Guida ragionevole al frastuono più atroce (minimum fax, I edizione nei tascabili Mini novembre 2012).

Sono passati 36 anni dalla morte del Re del Rock ‘n’ Roll. E voi, invece, dove eravate quando è morto Lou Reed? Se nel ’77 sareste andati in strada a piangere il vostro mito, nel 2013 ci pensano i social network a far fronte alla nostra solitudine e questa domanda probabilmente non ha senso. Perché vi ricorderete benissimo dove eravate e cosa avete postato, twittato, condiviso. Come in ogni evento di massa, una leggenda come Lou è omaggiata da una schiera di persone di ogni tipologia, dal più preparato intenditore o giornalista fino all’ascoltare medio-distratto che conosce a malapena le note di Walk On The Wild Side. Perfino figure improbabili come politici ultraconservatori o cardinali si sono sentite obbligate di ricordare l’ex leader dei Velvet Underground, unendosi al commiato generale (se conoscessero solo una minima parte della sua produzione non lo farebbero, ma tant’è).

Laurie Anderson e Lou Reed in un bellissimo scatto del fotografo Guido Harari

Laurie Anderson e Lou Reed in un bellissimo scatto del fotografo Guido Harari

In questi giorni succede proprio questo: nella giungla di Internet e dei social network, la parola d’ordine è #LouReed. E’ un male o è un bene? Analisi moralistiche lasciano il tempo che trovano, e, piaccia o meno, tutto questo è assolutamente inevitabile. E  dovrebbero rendersene conto i malati di egocentrismo e anticonformisti da strapazzo che scrivono – “Avete rotto con Lou Reed, basta, me lo state facendo odiare”. E sticazzi no? I sintomi preoccupanti di conformismo dovrebbero essere cercati altrove, il necrologio del web è oramai un rito consolidato dell’era digitale.

E ora, facciamocene una ragione, il poeta, l’artista, il fine intellettuale Lou Reed ci ha lasciato per sempre. Anche se la sua arte, rivoluzionaria nel raccontare il lato selvaggio della strada, quello ripudiato ed emarginato del sottoproletariato newyorkese (in primis) lo rende immortale dinanzi alla storia. Ma l’analisi dell’artista e della persona di Lou va ben oltre quello che normalmente si racconta, come ricorda oggi Peter Gabriel: “Tutti conoscevano il Lou di New York, che poteva raccontarti pregi e difetti da esploratore urbano della vita moderna, esplorando droghe e identità sessuale; ma quanti hanno notato il grande poeta romantico di “Power of the heart” che hai scritto per Laurie?”

E’ morto Lou Reed, il nostro fottutissimo mito. Per molti altri, era però prima di tutto un amico:

“La notizia che più mi terrorizzava impallidisce rispetto al nodo in gola e al buco nel mio stomaco. Due ragazzini hanno avuto l’opportunità di incontrarsi e 47 anni dopo combattiamo e amiamo allo stesso modo. Perdere uno dei due è incomprensibile. Niente può riempire questo vuoto, né digitalmente né virtualmente …. distrutto, per sempre. Diversamente da altri con storie simili, noi abbiamo il meglio del nostro furore inciso indelebilmente su vinile, perché il mondo ne cogliesse un barlume. Le risate che abbiamo condiviso appena qualche settimana fa mi ricorderanno per sempre tutto ciò che c’è stato di buono tra noi.” – John Cale, 27 Ottobre 2013 

“Sono completamente devastato dalla morte del mio caro, caro amico Lou Reed. E’difficile da spiegare. Era un vero maestro nella sua arte e una delle influenze più profonde nella cultura moderna. E se era tuo amico, era una delle persone più dolci che ti potesse capitare di conoscere, con un ironico senso dell’umorismo e capace di profonda empatia. L’ho amato per più di 40 anni. Era un regalo per tutti noi. Stanotte dormirà con gli angeli. Non ho alcun dubbio a riguardo”. – Il fotografo e amico Mick Rock, 27 ottobre 2013

“Non permettiamo che il nostro passato diventi il nostro destino…”

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