La storia di “Vs.” dei Pearl Jam: il disco che ha venduto un milione di copie senza nessuna promozione

La pecora imprigionata della copertina di “Vs.” (Epic, 1993)

E’ l’estate del 1993 quando i Pearl Jam di Seattle, il gruppo rock del momento, sta registrando il seguito di Ten (Epic, 1991), esordio-capolavoro figlio dell’hard rock catartico e sciamanico, della psichedelia, di Hendrix, dei Led Zeppelin e dei Doors. Stone Gossard,  Jeff Ament – già colonne portanti dei Green River, Mother Love Bone, Temple Of The Dog – Mike Mcready, Dave Abruzzese  e il benzinaio californiano Eddie Vedder, mettono a punto delle sonorità che già qualcuno comincia a chiamare Seattle sound o grunge. Tale suono dilaga in tutto il mondo grazie a  band come Nirvana (in primis), Soundgarden, Alice in Chains, Stone Temple Pilots e agli stessi Pearl Jam, qui nel periodo di massima fama. 

La band è reduce dal successo istantaneo di brani come Once, Alice, Even Flow, Black e soprattutto Jeremy,  singolo promosso da un videoeoclip divenuto immortale.

Ma torniamo all’estate del ’93. Eddie Vedder, come detto, si ritrova insieme  alla band e al produttore Brendan O’Brien in California, per  le registrazioni di Five Against One  – che poi si chiamerà semplicemente Vs. – un seguito molto più duro e rumoroso rispetto al precedente, adrenalinico e rivoltoso, come testimoniano Animal, Go, Blood e la cavalcata al fulmicotone Rearviewmirror. A sprazzi, ci sono anche momenti di rarefetta malinconia come Daughter o la ballata folk Eldery Woman Behind The Counter In A Small Town, che riporta alla mente i georgiani R.E.M.

Una furia sonica figlia della frustrazione del gruppo, poco abituato alle grandi masse e disgustato profondamente dall’establishment musicale: “Qualche volta mi ritrovo in questi grandi show e credo di assistere alla morte della musica. E’ un fottutissimo circo” – dichiara lo stesso Vedder in un’intervista dell’epoca.

Pearl Jam, paladini del rock di Seattle

Pearl Jam, paladini del rock di Seattle

Per sopravvivere – e allo stesso tempo dare uno schiaffo al music business – a questo momento di alta attenzione mediatica, Vedder e soci decisero che non avrebbero girato nessun videoclip, non avrebbero rilasciato nessun singolo e avrebbero concesso poche interviste centellinate. Chi l’avrebbe mai detto che questa ardita e coraggiosa mossa avrebbe scatenato l’effetto opposto: il 26 ottobre del 1993 i PJ, infatti, sbaragliano ogni record mondiale, vendendo in una sola settimana ben 950.379 copie, battendo anche In Utero dei Nirvana.

I Pearl Jam, in gabbia proprio come la pecora della fattoria di Hamilton (Montana) in copertina,  raggiungono lo status di animisti grunge, almeno fino a Vitalogy (Epic, 1994) che chiuderà definitivamente i conti con quella scena musicale, e li consacrerà una volta per tutte come una delle più importanti band del rock a stelle e strisce.

Il 15 ottobre scorso, a circa vent’anni di distanza dalla pubblicazione di Vs. è uscito l’ultimo Lightning Bolt (Monkeywrench/Republic, 2013), ennesimo tassello pregevole di una carriera dediata al servizio del rock più poetico, eticamente puro e intransigente.

E ora…

One, two, three, four, five against one!

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3 risposte a La storia di “Vs.” dei Pearl Jam: il disco che ha venduto un milione di copie senza nessuna promozione

  1. shootanidea ha detto:

    Davvero un bellissimo album. Dovrò ascoltare meglio Lighting bolt ma credo che non mi deluderà.

  2. supercaliveggie ha detto:

    I Pearl Jam sono una delle poche certezze della vita. Io conto i giorni per il loro concerto a LA a fine novembre…

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