Un ebook “autoprodotto” per raccontare Frank Zappa: intervista allo scrittore e giornalista Massimo Del Papa

Frank Zappa, un compositore senza eguali

Frank Zappa

Massimo Del Papa, classe 1964, è stato uno dei giornalisti più pungenti della rivista musicale “Il Mucchio” (dal 1998 al 2011), dove curava editoriali su politica, costume e inchieste specifiche; ha collaborato tra gli altri anche con “Il Resto Del Carlino” e “Il Messaggero” e dal 2011 scrive di cultura e spettacolo sulla testata on line “Lettera 43”. Cura il blog Babysnakes ed è anche autore/attore teatrale. Ha scritto numerosi libri/ebook, tra cui ricordiamo Exile on Main Street (Firenze Libri 2001), Milano funeral (Diple 2005) e il recente Ali per VolareScontri di un supereroe al quadrato (ebook, 2013, autoprodotto, via Smashwords). Negli ultimi anni ha sperimentato la formula dell’ebook “rigorosamente autoprodotto” e noi di Rock Oddity lo abbiamo voluto intervistare perché prima di Natale uscirà il suo nuovo lavoro incentrato su una delle figure più importanti del secolo scorso: Frank Zappa.

Massimo Del Papa

Massimo Del Papa

Un pensatore libero, un musicista colto, “anarchico”, geniale e mai pienamente compreso. Come collochi la figura di Zappa nella musica del ’900? Secondo te un compositore come lui è più un genio di difficile collocazione nel panorama musicale o è più un precursore?

Penso che la definizione migliore sia quella che lui dava di se stesso: “Compositore”. Un precursore che ha aperto strade in modo geniale, sia nella concezione della musica che nelle tecniche di registrazione. Ha anche plasmato, scoperto tanti fuoriclasse, penso a Steve Vai, ma in generale tutti quelli che hanno lavorato con lui ne sono usciti arricchiti, per diretta ammissione. Allo stesso modo, è stato un polemista formidabile, l’uomo che l’America amava odiare. Sono convinto che molti tratti del personaggio di Dr.House siano stati ricalcati sulla personalità di Zappa. Un autore talmente complesso, e difficile dietro una maschera di allegra follia, un creatore rigorosissimo: la musica di Zappa è anzitutto una lezione etica. Per questa stratificazione di contenuti, ritengo che dovrà passare ancora parecchio tempo, prima che questo gigante venga accreditato del posto che gli spetta nell’arte. Un posto in prima, primissima fila.

Il musicista originario di Baltimora è ormai un punto di riferimento sicuro per tutti gli “addetti ai lavori”, ma che percezione pensi abbia il pubblico della sua musica?

Resto tuttora convinto, dopo anni di ascolto, che il grosso del pubblico nutra una concezione superficiale dell’opera di Frank Zappa; il quale, da parte sua, avvertiva perfettamente questo scarto, e ne era frustrato. Ancora oggi, di Zappa si percepiscono gli aspetti buffoneschi, che in realtà nascondevano intenzioni serissime, e quella particolare composizione di musica fatta di musiche, senza però riuscire a scandagliarne tutta la profondità. Intendiamoci, ci sono anche parti pretenziose nell’opera omnia di Zappa, e mi riferisco a certe partiture “classiche”. Ma, in generale, la sua musica andrebbe fatta studiare nelle scuole; io trovo che, come quella di Mozart, risvegli la mente, la costringa ad impegnarsi. Anche solo l’ascolto, di Zappa, è una esperienza impegnativa ed unica. Sono cose di pochissimi, a maggior ragione oggi.

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Zappa, oltre che compositore, anche grande strumentista

Come una presenza-assenza elitaria, per pochi, per intenditori, magari per snob. E’ un peccato. Va anche detto che abbiamo, come diceva Lucio Dalla, la critica più odiosa, più spocchiosa del mondo. Qui c’è gente che cita Gaber o De André per darsi una parvenza intellettuale. Allo stesso modo, nominare Zappa conferisce una (zoot) allure da intenditori, un po’ misteriosi, un po’ bizzarri. Cazzate. Zappa va conosciuto e consumato, e basta. Debbo aggiungere, però, che anche in patria lui ha faticato tanto per ottenere una dimensione adeguata: ho un’amica che, dopo anni italiani, è tornata a Baltimora, sua città d’origine, e mi dice che, laggiù, Zappa non è affatto il santino che ci si aspetterebbe…

Tante sono le dichiarazioni su Frank Zappa rilasciate da altri artisti. Ad esempio nel documentario Velvet Underground Story (1996, di Bockris/Malanga) se ne può ascoltare una di Lou Reed, il quale dice a proposito del compositore: “E’ probabilmente la persona meno talentuosa che abbia mai visto in vita mia. E’ un presuntuoso accademico, non sa suonare il rock ‘n’ roll perché è un perdente”. Due personaggi totalmente incompatibili? O semplicemente troppo “simili”?

Sì ma questo Reed lo disse da giovane, e, credo, dopo una esperienza niente affatto felice: tanto lui si pigliava sul serio, tanto Zappa lo pigliava in giro. E non credo fosse facile tollerare uno Zappa scatenato e carogna. Poi c’è il fatto che la sua superiorità era imbarazzante anche per i mostri sacri della musica rock. Quando Zappa morì, Lou Reed fu tra i primi a rendergli pubblicamente onore.

Frank Zappa era sicuramente dissacrante, non trovi? E in alcuni casi lo dimostrò sin dalle copertine dei suoi dischi come in quella di We’re Only It For The Money, in cui Cal Schenkel rileggeva in modo bizzarro la copertina del Sgt. Pepper’s dei Beatles ideata da Peter Blake…

Ecco, qui c’è qualcosa da dire. Proprio sul concetto di dissacrazione, così svalutato nel rock, e oggi, soprattutto, completamente privo di senso: se si pensa che viene legato agli strusciamenti di culo di Miley Cyrus. Per Zappa la dissacrazione era sempre contenutistica, mai fine a se stessa, a cominciare dall’aspetto grafico delle sue confezioni. A volte, ammettiamolo pure, si faceva prendere la mano e trascendeva, non la controllava più quella sua indole dissacrante. Ma era, a modo suo, un moralista, fortemente moralista. Nutriva princìpi molto saldi, e la sua etica era severa, anzi spietata. Un Savonarola buffonesco all’apparenza. Siccome poi nell’opera zappiana tutto si legava a tutto, è difficile scindere la musica dal contorno, e questo e quella “cospiravano” al fine di una proposta il più possibile dirompente. Zappa non ha smesso mai di provocare, fino all’ultimo.

"We're Only In It for the Money" (Verve, 1968)

“We’re Only In It for the Money” (Verve, 1968)

Quanto sono importanti le singole “canzoni” nell’opera zappiana, più spesso legata all’idea di “concept-album”?

E’ difficile dirlo, perché le canzoni in quanto tali erano volutamente “stupid songs”; altra cosa i grandi temi, sinfonici, ariosi, e gli assoli indimenticabili, che poi diventavano brani. Ma se ricordiamo il concetto tipicamente zappiano di “continuità concettuale”, che andava oltre la mera rivendicazione di un corpus, e proponeva invece una dimensione per cui tutto era necessariamente legato, ed ogni singola nota di una produzione immensa era influenzata ed influenzava le altre, sorge una difficoltà estrema di stabilire una importanza per singoli pezzi (per non parlare, ciò che si diceva appena sopra, degli altri aspetti comunicativi: Zappa scriveva tantissimo, anche nelle note di copertina degli album, era un grafomane e sicuramente uno psicologo rintraccerebbe diverse manifestazioni e disagi tipici del genio).

Zappa è autore di una discografia sterminata. Quali album consiglieresti a un neofita?

Don Van Vilet (Captain Beefheart) e Zappa

Don Van Vilet (Captain Beefheart) e Zappa

Tutti, indistintamente, alla luce di quanto detto. Il che non significa che tutti gli album siano ugualmente fruibili, riusciti, o importanti. Ma Zappa lo si piglia in blocco, non ha senso frazionarlo. Anche perché la sua opera richiede uno studio continuo, ogni ascolto rivela nuove possibilità, il genio è proprio sconfinato. Se poi mi si chiede quali siano i preferiti sul mio personalissimo cartellino, beh, non può mancare Hot Rats (Bizarre, 1968), così come l’esordio di Freak Out! (Verve, 1966), che in qualche modo conteneva in nuce già tutto quanto sarebbe giunto in 25 anni e un’ottantina di dischi. A me piace molto anche Zoot Allures (WB, 1976), uno dei più sottovalutati. In generale, tutta la fase dei primi anni Settanta, con quello che forse fu il gruppo migliore, la trovo… beh, necessaria per me. Ho incontrato Napoleon Murphy Brock, il prodigioso sassofonista e cantante che di quel combo fu un elemento importante, ed è, naturalmente, legatissimo a quell’epoca, ma proprio con l’orgoglio del musicista consapevole d’aver contribuito a segnare una fase davvero straordinaria. Adesso sta per uscire, ad esempio, Roxy by Proxy, che è il completamento di Roxy & Elsewhere, la metà dei ’70. Uno scorrere di musica meravigliosa!

Siamo giunti alla conclusione, ma prima un’ultima domanda d’obbligo: cosa ci puoi anticipare del tuo prossimo ebook su Frank Zappa? Esce a dicembre, vero?

Sì, esce il 4 dicembre, per l’anniversario dei 20 anni dalla scomparsa di Zappa. E’ un atto d’amore, non saprei come altro definirlo. In particolare, cerco di approfondire proprio l’aspetto sopra accennato dell’importanza della provocazione, della trasgressione, ai fini di una critica sociologica, politica, anche di costume. La musica come trombe di Jerico che fanno crollare certezze. L’America può essere il più fascista degli stati democratici, e questo Zappa l’ha detto dal primo all’ultimo disco, in mille modi, a volte sublimi, altrimenti discutibili: ma ci voleva il suo coraggio incosciente nell’imbarcarsi in una critica così radicale verso la società americana. Molto più feroce di qualsiasi ribellione rock. Non era estetica ma etica la opposizione di Zappa. E’ un ebook, rigorosamente autoprodotto: ho adottato questa scelta da tempo, non ho voglia di negoziare con le case editrici, le esperienze passate sono state illuminanti. Mi piace pensare che Zappa, con le possibilità offerte oggi dalla rete, dai formati elettronici di autoproduzione, avrebbe concentrato sempre più la sua attitudine completamente autoproduttiva. Del resto, lo aveva preconizzato. Credo anche che non si sarebbe nascosto dietro i pericoli e le degenerazioni di una dimensione, quella legata ad Internet, ancora lungi dall’essere compiutamente compresa. Come lui. Come la sua musica.

P.S. Il titolo dell’ebook sarà Zappa en regalia. Vita complicata di un Genio. Perché ebbe una vita davvero difficile, e, tutto sommato, drammatica.

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9 risposte a Un ebook “autoprodotto” per raccontare Frank Zappa: intervista allo scrittore e giornalista Massimo Del Papa

  1. Giovanni Damiani ha detto:

    Molto interessante.

  2. Federico Gnech ha detto:

    Bella intervista, da molto tempo non leggevo qualcosa di interessante su Frank. (Io comunque voto One Size Fits All)

  3. renzo chiesa ha detto:

    ogni giorni si scoprono cose nuove , come questa bella intervista, ora aspetto l’ebook…

  4. Beppe Giacobbe ha detto:

    Ascolto sempre con piacere da 40 anni Frank Zappa. È una galassia che non si conosce mai totamente. Mi piace il tuo parallelo con Mozart che forse gli somigliava anche caratterialmente.

  5. ventisqueras ha detto:

    molto interessante ed altamente esaustivo, grazie

  6. Bwana Dik ha detto:

    Grazie per la segnalazione, ma dissento sul fatto che questo ebook meriti parecchio. Ho comprato e letto il libro e l’ho trovato inutile, vacuo, approssimativo e a tratti irritante. Una sorta di sproloquio adolescenziale senza capo né coda. Conoscenza superficiale della materia, stile verboso… Lo sparuto popolo zappiano non è fatto di mentecatti che vanno ripetendosi da mane a sera il mantra che “Zappa era un Genio”. Senza scomodare il benemerito Ben Watson o studi e articoli raccolti negli atti di seminari su FZ (uno su tutti, “Zappa Academy”), l’anno scorso è uscito il libro di Michele Pizzi “Franz Zappa for president!” – altro approccio, altro sudore, altro amore per il Nostro.

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