Intervista a His Clancyness: dalla FatCat Records a “Lou Reed”

His Clancyness - Vicious (FatCat Records 2013)

His Clancyness – Vicious (FatCat Records 2013)

Nato a Ottawa, vive a Bologna. Ha suonato nei Settlefish ed è membro degli A Classic Education. Il suo gruppo attuale si chiama His Clancyness. Il suo nome è Jonathan Clancy.

His Clancyness nasce a cavallo tra il 2009 e il 2010, con la pubblicazione di due mini album usciti in cassetta e in vinile, Hissometer Castle e Always Mist. 

Non è un “progetto solista” nel senso comune del termine, anche se Jonathan è autore di tutti i brani, parole e musica compresi. Il fatto è che ama andare in giro per il mondo a suonare con una band vera e propria

Vicious è il primo vero album. Registrato a Detroit con Chris Koltay (ingegnere del suono per Atlas Sound), è stato pubblicato su etichetta FatCat Records (per intenderci, la stessa di Sigur Rós e Animal Collective). Per capire qualcosa in più del suo nuovo album, delle sue influenze musicali e del suo mondo in generale, abbiamo parlato direttamente con lui, Jonathan Clancy. Intervista “breve ma intensa”…

Vicious è il vostro nuovo album. Come mai avete deciso di intitolarlo così?

Dopo aver scritto 4-5 canzoni del disco mi sono reso conto che tutti i testi avevano delle tematiche feroci perché il significato che do io a Vicious è proprio quello di “feroce”. I titoli di alcuni brani, tipo Slash The NightHunting Men o Run Wild, sono abbastanza aggressivi. Poi ci sono sonorità che richiamano David Bowie, Lou Reed e tutto quel mondo lì e a un certo punto volevo una parola unica che funzionasse visivamente. E secondo me Vicious rende proprio l’idea.

Quindi anche per questo motivo la copertina richiama il mondo glam anni ’70?

Certo. L’artwork è stato curato da Giulia Mazza, tastierista del gruppo nonché fotografa, e penso che abbia fatto un lavoro più che soddisfacente. Io tra l’altro non volevo la solita “copertina indie” con la “foto sbiadita” o la “foto di Instagram”…

… E poi hai dichiarato che volevi fortemente realizzare un album perché è il formato che ami di più. Eppure ormai con Internet siamo portati a “ragionare per canzoni”…

Beh, io volevo fare un album perché sono cresciuto con gli album e quindi a me questa cosa che la musica vada ascoltata per canzoni non tanto mi entra. Poi in realtà nel corso di questi anni abbiamo comunque pubblicato cose piccole, ma più per una questione di tempo. Ora però volevo fare l’album e va bene così…

Vicious è stato pubblicato su etichetta FatCat Records, la stessa di Sigur Rós e Animal Collective, solo per citare due nomi. Com’è avvenuto l’incontro con loro?

In maniera del tutto casuale. Noi avevamo proposto il disco ad alcune etichette che non ci hanno risposto. Poi una sera eravamo andati a suonare a Londra e per caso era lì a vederci uno stagista di FatCat. Lui poi è tornato a Brighton (dove ha sede l’etichetta, ndr), ha parlato di me, del gruppo ecc. e il giorno dopo ci hanno scritto via mail dalla FatCat per chiederci di pubblicare l’album con loro.

Per quanto riguarda i brani del disco, nelle vostre sonorità c’è anche la New Wave e a tal proposito hai detto che ti piacciono gli Swell Maps…

Sono i miei preferiti. Non penso che la nostra musica somigli alla loro, ma senza dubbio gli Swell Maps rientrano nelle mie influenze. Mi piace molto il loro modo di registrare in modo destrutturato, perché poi hanno momenti ambient che entrano in canzoni punk, hanno pianoforti bellissimi che entrano in momenti di esplosione noise e a me quelle cose piacciono tantissimo.

E invece per quanto riguarda i testi dove trovi la tua ispirazione?

Sicuramente nei viaggi… e poi anche nella nostalgia di casa. Io da tanti anni non abito in Canada, ma paradossalmente mi viene da scrivere lì. Poi musicalmente, tornando anche al discorso di prima, tra gli artisti canadesi non posso non apprezzare Neil Young. C’è un pezzo del disco che si chiama Machines che ha un assolo lunghissimo e il suono che stavamo cercando in studio era proprio quello di Neil Young…

Bene. Ed è proprio su questa immagine che concludiamo la nostra intervista. Grazie per la tua disponibilità. Prossimi impegni?

Suonare, suonare, suonare!… E grazie a voi! Alla prossima!

Informazioni su Leonardo Follieri

Collabora con Jam Viaggio Nella Musica e con Paper Street, scrive su Rock Oddity, dal 2007 scrive di musica per testate online/siti/blog, canta e suona la chitarra. Ha frequentato il Master in Giornalismo e Critica Musicale diretto da Ezio Guaitamacchi, è laureato in Giurisprudenza all’Università Cattolica di Milano con tesi in diritto d’autore.
Questa voce è stata pubblicata in Speciali e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a Intervista a His Clancyness: dalla FatCat Records a “Lou Reed”

  1. Missandry ha detto:

    Bella intervista e bel pezzo!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...