Cinquant’anni fa ci lasciava la grande Édith Piaf

Édith Piaf

Édith Piaf

Era l’11 ottobre 1963 quando morì Édith Piaf. Il suo vero nome era Édith Giovanna Gassion. Piaf, che significa “passerotto”, era il soprannome affibbiatole dal suo pigmalione Louis Leplée.

«Nessuno meglio di lei sapeva cantare la strada, forse perché in strada c’era nata. Letteralmente e fuor di metafora. Su un marciapiede, al 72 di rue de Belleville (a Parigi, ndr), con levatrici due gendarmes in servizio di ronda, il 19 dicembre 1915, come ricorda una targa che Maurice Chevalier ha fatto affiggere per non dimenticare. Non basterebbe un libro per celebrarne la grandezza e rievocarne i dolori e le meraviglie (Massimo Cotto, Il grande libro del rock (e non solo), (Rizzoli 2011))».

Édith Piaf fu un vero e proprio simbolo della canzone francese in tutto il mondo e fu la prima francese a conquistare anche gli Stati Uniti con la sua voce intensa e la sua figura esile. Il suo brano più famoso rimane senza dubbio La vie en rose, ancora oggi tra le dieci canzoni francesi più ascoltate nel mondo.

Infine, per comprendere ulteriormente quanto Édith Piaf fosse importante per i francesi e quanto gli stessi  francesi fossero legati alla loro artista più rappresentativa, ci affidiamo nuovamente alle parole di Massimo Cotto, che, nel suo libro già citato prima, descrive così le esequie della cantante: «Centomila persone ai funerali, con un impeto di dolore tremendo. Dietro la sua bara undici limousine, lo stendardo della Legione Straniera (che si era commossa per Mon Légionnaire), i soldati che di ritorno dall’Algeria avevano intonato Non, je ne regrette rien al posto della Marsigliese, tutte le stelle di Francia, Marlene Dietrich, Parigi intera ferma per lei, allattata a vino, cresciuta in un bordello, prostituta mancata e regina dei dolori: Édith Piaf, la più grande».

Informazioni su Leonardo Follieri

Collabora con Jam Viaggio Nella Musica e con Paper Street, scrive su Rock Oddity, dal 2007 scrive di musica per testate online/siti/blog, canta e suona la chitarra. Ha frequentato il Master in Giornalismo e Critica Musicale diretto da Ezio Guaitamacchi, è laureato in Giurisprudenza all’Università Cattolica di Milano con tesi in diritto d’autore.
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