“Atom Heart Mother”, il primo no.1 dei Pink Floyd

La famosa copertina di "Atom Heart Mother"

La famosa copertina di “Atom Heart Mother”

Il debutto ufficiale di Atom Heart Mother avviene il 27 giugno 1970 al Blues & Progressive Music Festival di Bath, accompagnati per la prima volta da orchestra e coro. Il concerto si ripete poi il 16 luglio negli studi di John Peel ed è proprio qui che il pezzo prende il nome definitivo. Waters aveva letto un articolo sull’Evening Standard che parlava dell’innesto di un pacemaker a batteria atomica su una donna.

Il 18 luglio concerto gratuito a Hyde Park: qui i Floyd suonano nuovamente la maestosa suite, che occupa tutto il lato A dell’omonimo album uscito nei negozi inglesi il 2 ottobre. 

Gilmour spiega le difficoltà nel riproporre Atom Heart Mother dal vivo: “Un brano della portata di Atom Heart Mother richiede un grande affiatamento. Il fatto è che non siamo mai riusciti a eseguirlo con le stesse persone per più di un paio di volte. In genere andava tutto bene con il coro, perché loro sono abituati a lavorare insieme, ma alcuni membri della band di fiati erano proprio disarmanti. Avevamo anche problemi tecnici, in particolare con i microfoni e con i livelli. Ma la cosa peggiore era che ogni volta avevamo troppo poco tempo per provare insieme. L’orchestra e il coro, poi, cambiavano dall’Europa agli USA e perfino sulla West Coast e East Coast ci accompagnavano band diverse”.

L’album è scritto dai componenti dei Floyd democraticamente, tranne Mason, che interviene come autore solo nella title-track. È un periodo di forte ascesa mediatica per i Pink Floyd, senza nome né titolo in copertina, a testimoniare il fatto che il gruppo sta diventando molto famoso. Così famoso che Atom Heart Mother (Harvest/EMI, 1970) diventa il primo No.1 della band in patria. 

Nella seconda facciata trovano spazio l’estatica ballata di Waters If, il pop sinfonico morriconiano di Wright (una delle sue migliori prove), la sommessa Fat Old Sun di Gilmour e la breve suite sperimentale Alan’s Psychedelic Breakfast.

Alan è Alan Stiles, roadie della band dai tempi di Ummagumma: inizialmente registrata nella cucina di Nick Mason, viene completata ad Abbey Road ed eseguita pochissime volte dal vivo.

Mentre la stagione del progressive ha il suo inizio, i Pink Floyd finalmente possono cimentarsi liberamente in un’opera ambiziosa, segnata da barocchismi sinfonici a cui il gruppo rinuncerà completamente nel successivo Meddle (Harvest, 1971). Non è progressive e non è neanche rock psichedelico. Da qui in avanti è 100% pink floyd sound.

Se ti è piaciuto questo articolo ti può interessare anche:

Pink Floyd 45 anni fa tra le band del primo concerto gratuito a Hyde Park

Questa voce è stata pubblicata in Anniversari e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a “Atom Heart Mother”, il primo no.1 dei Pink Floyd

  1. Pingback: I Pink Floyd di Meddle | Rock Oddity

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...