Il Re Cremisi è morto (e sta per resuscitare)…

King Crimson - "In The Court Of Crimson King" (1969)

King Crimson – “In The Court Of Crimson King” (E.G./Island Records 1969)

Il 25 settembre 1974 muore il Re Cremisi. È la terza volta che accade. E stavolta sarà una morte ancor più lunga e dolorosa perché risorgerà dopo sette anni.

Una vita travagliata quella del Re Cremisi o, se si preferisce, dei King Crimson. Il percorso della band prog sarà più che tortuoso tra scioglimenti, reunion, cambi di formazione e quant’altro. Qui intendiamo ripercorrere tre momenti fondamentali per il gruppo: l’uscita del primo disco datata 10 ottobre 1969 (e la nascita del prog), la “terza morte” (25 settembre 1974) e l'”ottava resurrezione” annunciata proprio ieri sulla pagina Facebook della band capitanata da Robert Fripp (chitarrista/presenza costante/membro cardine). I primi due momenti sono tratti dal libro di Donato Zoppo, Prog. Una suite lunga mezzo secolo (Arcana, 2011).

IL PRIMO DISCO DEI KING CRIMSON (E LA NASCITA DEL PROG) – «Il 10 ottobre 1969 esce In The Court Of The Crimson King, il disco d’esordio dei King Crimson. È un album rivoluzionario che cambia il volto della storia del rock. La copertina con l’uomo che urla, il caleidoscopio di sonorità ora lancinanti ora gentili, i lunghi brani dalle dinamiche tipiche della musica classica, l’atmosfera apocalittica ormai lontana dal sogno hippie: è il manifesto di una nuova corrente musicale. Si comincia a parlare di progressive rock. In America la stagione psichedelica sta giungendo al termine dopo il climax di Woodstock e la tragedia di Altamont, l’Inghilterra rivela la capacità di superare la forma-canzone per aprirsi alla classica, al jazz, al folk, all’elettronica. Yes, Jethro Tull, Emerson Lake & Palmer, Genesis, Gentle Giant, Soft Machine, Van Der Graaf Generator e tanti gruppi dell’underground sprigionano una nuova tensione compositiva, che aveva trovato una significativa radice nella rivoluzione dei Beatles di Sgt. Pepper. L’Europa diventa protagonista: anche Germania, Italia, Francia, Svezia, il Giappone e le Americhe diffondono il proprio stile progressivo».

LA “TERZA MORTE” DI ROBERT FRIPP E SOCI – «È un “long hello” quello dei King Crimson, che consumano l’ultimo atto della loro attività con due album nuovamente densi di idee e forieri di nuove direzioni. I King Crimson del 1974 sono un quartetto, con la postazione brufordiana arricchita da varie percussioni per non disperdere il lascito di Muir e un apparato sonoro e improvvisativo senza concorrenti. Il 19 marzo, con il primo concerto italiano a Udine, i rinnovati King Crimson presentano Starless And Bible Black (marzo 1974), il cui titolo cita il dramma radiofonico Under Milk Wood (1954) di Dylan Thomas. Il 1973 è stato faticoso e il disco nasce dal perfetto affiatamento sul palco, tanto che i nuovi brani fuoriescono proprio dai concerti: otto pezzi di varia durata, un ispido commentario satirico la cui matrice live è sviluppata in un contesto agganciato al disco precedente ma accorto nella gestione di silenzi e furia, di seduzioni melodiche e drastiche improvvisazioni. Suono stringato nonostante la varietà (Trio ha una scrittura cameristica per violino, basso e Mellotron flautato, We’ll Let You Know e The Mincer godono dell’intuizione estemporanea), riff abrasivi in The Great Deceiver e il moto perpetuo frippiano in quella Fracture che sperimenta la scala esatonale; Starless mostra un quartetto coeso e inossidabile. Purtroppo, la magia non dura a lungo: dopo il concerto al Central Park dal primo luglio, David Cross si ritira; i King Crimson restano in tre e proseguono egualmente i lavori. La notte del 7 luglio, prima di avviare le nuove registrazioni, Fripp affronta un cambiamento radicale: già da tempo praticante di yoga, vegetariano, conoscitore di materie esoteriche e spiritualiste, Robert ha un’esperienza di speciale consapevolezza in cui matura l’esigenza di un ritiro, spinto anche dalla scoperta della Quarta Via e dall’attività di J. G. Bennett, alla cui pratica di rinascita interiore si rifarà presto. Red (novembre 1974) gode del superbo apporto di ospiti (i redivivi McDonald e Collins, Charig, Miller e lo stesso Cross) come accaduto ai tempi di Lizard e Island e, nonostante la posizione ormai distaccata di Fripp, è un Lp fragoroso, oscuro e teso. Valorizzando il meglio della nuova formula e gli interventi esterni Red concentra in cinque brani – e per l’ultima volta – un’ispirazione straordinaria: solo Providence proviene dal live e, per andare sul sicuro, la prima facciata con Red, Fallen Angel e One More Red Nightmare riporta la tradizionale forma-sonata crimsoniana, aggiornata ovviamente al magnetico chitarrismo del 1974. La magnifica Starless è uno struggente epitaffio, non solo per i Crimson ma per l’intera stagione di quel rock che ha cercato una convivenza pacifica e creativa di anime, influenze e ambizioni. Il 25 settembre Robert Fripp dichiara conclusa l’esperienza dei King Crimson, che così “cessano di esistere”. Red esce poco dopo ma non viene supportato da alcun tour; si fa strada l’ipotesi di proseguire con Ian McDonald, ma il management è contrario a un gruppo senza Fripp. Tra motivazioni personali (il bisogno di un ritiro e di una “rieducazione” non solo musicale) e metastoriche (la transizione da un vecchio a un nuovo mondo), la fine dei King Crimson arriva proprio al termine di una stagione dorata per il rock: il lungimirante Fripp è consapevole della chiusura di un ciclo e sa che in futuro bisognerà muoversi come “unità piccole, mobili e intelligenti”. I suoi colleghi proseguono con carriere eccellenti, lui si ritira per mettere in pratica gli insegnamenti gurdjeffiani all’International Academy of Continuing Education, fondata proprio da Bennett a Sherborne. Tornerà rinnovato come produttore e collaboratore illustre, prima di dare vita alla terza incarnazione crimsoniana. L’ultimo atto discografico è USA (aprile 1975), un live album con sette brani dalle esibizioni americane del giugno 1974, completato dall’intervento in studio di Eddie Jobson, che registra le parti inutilizzabili di violino di Cross».

L'”OTTAVA RESURREZIONE” DEL RE CREMISI – La notizia è di ieri. I King Crimson hanno annunciato su Facebook la loro ottava rinascita. Qui tutti i dettagli: http://www.dgmlive.com/news.htm?entry=4335

24-09-2013 ore 20.14 - I King Crimson annunciano su Facebook il loro ennesimo ritorno

24-09-2013 ore 20.14 (ora italiana) – I King Crimson annunciano su Facebook il loro ennesimo ritorno

Infine, in attesa dell’ennesima reunion e prima di riascoltare 21st Century Schizoid Man, ci sembra opportuno segnalare il nuovo libro di Donato Zoppo dedicato al gruppo di Robert Fripp. Si intitola King Crimson. Islands. Testi commentati (Arcana, 2013). Esce a metà ottobre…

Informazioni su Leonardo Follieri

Collabora con Jam Viaggio Nella Musica e con Paper Street, scrive su Rock Oddity, dal 2007 scrive di musica per testate online/siti/blog, canta e suona la chitarra. Ha frequentato il Master in Giornalismo e Critica Musicale diretto da Ezio Guaitamacchi, è laureato in Giurisprudenza all’Università Cattolica di Milano con tesi in diritto d’autore.
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2 risposte a Il Re Cremisi è morto (e sta per resuscitare)…

  1. giancarlo gasperoni ha detto:

    POTREBBE ANCHE TRATTARSI DELLA “POWER OF BELEV”

  2. giancarlo gasperoni ha detto:

    PS GRANDISSIMI KING CRIMSON!!!

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