“Autostrade per l’inferno”. Intervista a Francesca Fabi

La band australiana AC/DC ai tempi di "Highway To Hell"

La band australiana AC/DC ai tempi di “Highway To Hell”

Una laurea in storia medioevale e una passione incontrollata per i Led Zeppelin, Francesca Fabi è giornalista musicale e collabora attualmente con la rivista «Classix Metal», dopo essersi fatta le ossa scrivendo per anni su «Psycho» e «Metal Shock». Ha scritto per Arcana le “Guide Rock” (Londra, New York e Berlino). A maggio è uscito il suo nuovo libro sugli AC/DC, “Autostrade per l’inferno. Le canzoni che hanno fatto la storia degli AC/DC” (Arcana edizioni, 2013) e per questo motivo le abbiamo posto alcune domande sulla storica band australiana di Angus Young.

“Autostrade per l’inferno. Le canzoni che hanno fatto la storia degli AC/DC” (Arcana edizioni, 2013) è un’opera insolita e originale. Qual è il motivo che ti ha spinto a raccontare la band australiana attraverso le canzoni? Non hai raccontato gli AC DC attraverso gli album perché il tuo libro sarebbe stato troppo “biografico”?

A dire il vero me lo ha chiesto la casa editrice, conoscendo la mia grande passione per gli Ac/Dc. Il libro si colloca all’interno di una collana che hanno ideato chiamata Playlist. Analizzare il gruppo attraverso le canzoni è un approccio diverso, anche perché sugli Ac/Dc è stato scritto di tutto ed in giro ci sono già biografie tradizionali eccellenti, scritte da colleghi stranieri e certamente non c’era la necessità di scrivere l’ennesima bio tradizionale.

E’ stato complicato scegliere 26 pezzi, in una discografia “corposa” come quella degli AC/DC?

E’ stata un’impresa titanica, come se ti chiedessero se vuoi più bene a mamma o papà. Scherzi a parte, ho spiegato il criterio di scelta nella prefazione del libro, il criterio di fondo è ovviamente personale, altrimenti non ne sarei mai venuta fuori.

Se dovessi raccontare gli AC/DC con una sola canzone e non con 26 quale sceglieresti?

Non ho dubbi, Back In Black. Il manifesto di un gruppo emotivamente schiacciato da una tragedia immane, e poi risorto. Musicalmente un riff monumentale, senza eguali.

Hard rock torrido dal sapore blues, voci alcoliche (Bon Scott prima, Brian Johnson poi), il talento di Angus Young, sono alla base del successo della band. Che ha sempre dimostrato una coerenza straordinaria. Che cosa rappresentano gli AC/DC nel 2013, a quasi quarant’anni dall’uscita di “High Voltage”?

Gli Ac/Dc, che piaccia o no, sono la quintessenza dell’hard rock, c’è poco da inventarsi. Non sono più di primo pelo, ma dal vivo, ancora oggi, hanno una forza che non ho mai visto, roba da far impallidire gente con la metà degli anni. Non so come facciano, ma è così. Per me, sono contemporanei come pochi. Poi non dimentichiamoci, come ricordavi tu, della coerenza… una qualità rarissima, che alla lunga paga.

“Back In Black” (Atlantic, 1980) è tra gli album più venduti di sempre. Possono esserci secondo te, al giorno d’oggi, rock band novizie capaci di capitalizzare un successo paragonabile, pur mantenendo una qualità artistica così elevata? Oppure ci dobbiamo affidare ai soliti “dinosauri”?

Non credo, per il semplice fatto che i tempi sono cambiati. La scena è profondamente cambiata, lo sono l’industria musicale, la ricettività degli ascoltatori, i mezzi di diffusione, tutto.  Anche la realtà musicale oggi è mordi e fuggi, le band durano lo spazio di un disco, se gli dice bene. Se piace l’hard rock ci si può orientare, ad esempio, verso gli Airbourne, volenterosi, capaci e anche simpatici, ma è un po’ come paragonare un filetto Angus, è proprio il caso di dirlo, con un panino dell’Autogrill.

 Parliamo un po’ di te e dei progetti futuri. Ci saranno altre “guide rock”?

Probabile, anche se dopo aver partorito l’idea delle Guida Rock e dopo aver scritto Londra,  New York e Berlino, sono assolutamente in pace con me stessa e non potrei chiedere di più. Il resto, come si dice in questi casi, mancia.

Grazie Francesca, concludiamo con una citazione degli AC/DC per i lettori di Rock Oddity?

Grazie a te. Di dichiarazioni ce ne sono tante, alcune irresistibili. Una di quelle che mi fa più sorridere è questa di Malcom Young, una pernacchia in pieno viso ai critici snob alla NME.  In questa manciata di parole c’è  l’essenza della loro filosofia, triviale e volgare, ma che nasconde un pizzico di verità:  “La gente può andare a ascoltarsi gli R.E.M. se vuole testi profondi. Ma alla fine della serata poi vuole andare a casa e farsi una scopata. E’ qui che entrano in gioco gli Ac/Dc”. Che ci piaccia o no, il rock’n’roll è anche questo.

"Autostrade per l'inferno, le canzoni che hanno fatto la storia degli AC/DC" - di Francesca Fabi (Arcana Edizioni, 2013)

“Autostrade per l’inferno. Le canzoni che hanno fatto la storia degli AC/DC” di Francesca Fabi (Arcana Edizioni, 2013)

Questa voce è stata pubblicata in Speciali e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a “Autostrade per l’inferno”. Intervista a Francesca Fabi

  1. Pingback: (Non solo) AC/DC: compleanno di Brian Johnson | Rock Oddity

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...