Il club di Lennon, Zappa, Springsteen e del Rocky Horror Picture Show

Il Roxy di Los Angeles

Il Roxy di Los Angeles

Questo articolo è stato scritto da Claudio Todesco ed è stato pubblicato su JAM 205 di settembre 2013.

23 settembre 1973. Si inaugura il club di Lennon, Zappa, Springsteen e del Rocky Horror Picture Show.

Era il posto dove accadevano le cose. L’epicentro dello stile di vita decadente delle rock star. Il miglio d’oro dello show business. Ecco perché un gruppo di lungimiranti businessman della musica decise di aprire un locale proprio lì, sul Sunset Strip di Los Angeles. Così nel 1973 rilevarono il Largo, un locale di spogliarelli a fianco del Rainbow, e lo trasformarono nel Roxy. Protagonisti dell’operazione: Elmer Valentine, Lou Adler, David Geffen, Elliot Roberts, Peter Asher. Ovvero, nell’ordine: il fondatore del Whisky A Go-Go e del Rainbow; il produttore musicale (Tapestry di Carole King) e cinematografico (Rocky Horror Picture Show) entrato nel 2013 nella Rock And Roll Hall Of Fame; il discografico numero uno della West Coast; il manager di Neil Young e socio di Geffen; il chitarrista membro del duo Peter And Gordon. L’idea: trasformare il club nel luogo privilegiato per gli showcase dell’industria discografica losangelina, il posto dove vedere le star di oggi e di domani, sopra e sotto il palco.

L’inaugurazione avvenne il 23 settembre 1973. Erano presenti Bob Dylan, Elvis Presley, Elton John, Alice Cooper. In cartellone quella sera e per una settimana c’erano Neil Young e i Santa Monica Flyers, ovvero i Crazy Horse con l’aggiunta di Nils Lofgren e Ben Keith. Quell’anno i Genesis portarono al Roxy le canzoni di Selling England By The Pound in quelli che Steve Hackett ricorda come «i migliori concerti che abbiamo mai fatto» e Frank Zappa ci registrò il live Roxy & Elsewhere. Il 24 marzo 1974 il locale fu teatro della prima americana del musical Rocky Horror Picture Show: la troupe lasciò il Roxy solo nel gennaio 1975, in direzione Broadway. Da quel momento, il club sul Sunset Strip divenne un “cult”. Bob Marley ci passò nel 1976 (vedi Live At The Roxy pubblicato nel 2003): a vederlo c’erano Yoko Ono e il 50% dei Beatles. Bruce Springsteen conquistò il locale nell’autunno del 1975. Ci arrivava sull’onda di Born To Run e con un grosso peso sulle spalle: sei concerti per dimostrare di essere all’altezza delle copertine che appena una settimana prima gli avevano dedicato Time e Newsweek. All’ultima performance Bruce inscenò la pantomima da bullo italo-americano: «Parli con me? Parli con me?». Robert De Niro era in sala e cucì la scenetta sul personaggio di Travis Bickle in Taxi Driver. Dieci anni dopo, il palco del Roxy è stato la palestra dei Guns n’ Roses. La prima volta che si esibirono, nell’agosto 1985, dovettero assicurare con fatica 100 biglietti venduti in anticipo. Ci tornarono nel giro di sei mesi e a quel punto erano i re del Sunset Strip: c’era una tale ressa che nemmeno il discografico della Geffen riuscì a entrare.

Le star passavano le serate nel night club esclusivo collegato alla sala, l’On The Rox. Per accedervi dovevi avere una chiave speciale: Jack Nicholson era un habitué e la possedeva. Ma se eri sufficientemente celebre, potevi annunciarti suonando il citofono. John Lennon lo frequentò durante il famigerato lost weekend con Harry Nilsson e Ringo Starr. È il posto dove John Belushi si è sballato prima di morire e lì teneva banco la maîtresse delle star Heide Fleiss, arrestata nel 1993 per favoreggiamento della prostituzione e detenzione di sostanze stupefacenti.

Il nome del club ha continuato a risuonare nelle cronache rock cittadine fino ai primi anni ’90. Poi il glamour losangelino, benzina del locale, è stato soppiantato nell’immaginario rock dal più dimesso grunge. Il Roxy ha perso pubblico e fama: era improvvisamente passé. Oggi è gestito da Nic Adler, figlio di Lou e della modella Britt Ekland (Adler Sr. è attualmente sposato con la sorella minore dell’attrice Daryl Hannah, Page). Quando nel 2006 ha chiuso i battenti Tower Records, presente sul Sunset Strip dal 1971, Adler Jr e la sua consulente Kyra Reed hanno capito che il Roxy rischiava di fare la stessa fine. Era legato a un immaginario vetusto, praticava prezzi alti, i suoi buttafuori avevano una pessima fama. Per contrastare l’idea di inavvicinabilità che il Roxy aveva coltivato in tanti anni, cominciarono a mettere in cartellone gruppi alla moda, a pubblicizzare le serate su Internet, a twittare le novità, a comunicare tramite Facebook, dove oggi il club ha quasi mezzo milione di follower. Dweezil Zappa ci suonerà in dicembre, esattamente quarant’anni dopo i concerti del padre: la tradizione continua.

Claudio Todesco

Informazioni su Leonardo Follieri

Collabora con Jam Viaggio Nella Musica e con Paper Street, scrive su Rock Oddity, dal 2007 scrive di musica per testate online/siti/blog, canta e suona la chitarra. Ha frequentato il Master in Giornalismo e Critica Musicale diretto da Ezio Guaitamacchi, è laureato in Giurisprudenza all’Università Cattolica di Milano con tesi in diritto d’autore.
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