Splendi diamante pazzo

"Wish You Were Here", nono album in studio dei Pink Floyd (EMI, 1975). La copertina è stata realizzata da Storm Thorgerson

“Wish You Were Here”, nono album in studio dei Pink Floyd (1975). La copertina è stata realizzata da Storm Thorgerson

Esce oggi, 15 settembre 1975, Wish You Were Here, nono album in studio dei Pink Floyd. Il disco arriva dopo il grande successo di The Dark Side Of The Moon del 1973 ed è dedicato principalmente a Syd Barrett, membro fondatore del gruppo inglese che da diversi anni vive isolato a causa di problemi psichici.

Dai primi di gennaio fino a luglio inoltrato. Quasi otto mesi di registrazione nei mitici studi di Abbey Road. Questo è stato il tempo necessario per portare a termine un lavoro presentato come concept album, ma che in realtà tratta due temi diversi: la dedica/tributo a Barrett (nella title track e nelle due straordinarie suite di Shine On You Crazy Diamond) e l’esplicita critica all’ottusità commerciale e al cinismo dell’industria discografica denunciata nei brani Welcome To The Machine e Have A Cigar. La nuova concezione crea pesanti attriti tra il bassista/cantante Roger Waters (autore dei testi) e il chitarrista David Gilmour che, messo in minoranza dopo una votazione democratica, finisce per accettare la scelta del gruppo. Parafrasando il titolo dell’album, Waters dichiara: “Volete sapere la verità? In quei giorni, nessuno dei Pink Floyd avrebbe voluto essere lì. Si percepivano malumori e soprattutto la sensazione che il gruppo non era più un’unità compatta”. Nonostante tutto, l’album va benissimo, sia dal punto di vista commerciale (primo posto in classifica e immediatamente disco d’oro) sia come riscontri critici (per tutta questa parte cfr. Ezio Guaitamacchi, Rock Files. 500 storie che hanno fatto storia, Arcana 2012).

Inoltre “fu proprio durante le registrazioni di Wish You Were Here che il 5 giugno 1975 un irriconoscibile Syd Barrett, ormai sfatto e stremato dall’abuso di droghe, grasso e senza sopracciglia, si presentò alla porta degli studi riconosciuto a stento dagli ex compagni, armato di spazzolino da denti e di una busta di plastica. David Gilmour pensò si trattasse di uno degli inservienti, ma Roger Waters, una volta riconosciutolo, non poté fare a meno di scoppiare a piangere. Gli chiese cosa ne pensasse della canzone Shine On, in quel momento al mixaggio, e Barrett disse che non gli piaceva affatto. Dopodiché si allontanò dalla stanza, uscendo dagli studi e dicendo addio ai Pink Floyd una volta per tutte” (Francesca Fabi – LondraLe guide rock, Arcana 2012).

Splendi diamante pazzo…

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Informazioni su Leonardo Follieri

Collabora con Jam Viaggio Nella Musica e con Paper Street, scrive su Rock Oddity, dal 2007 scrive di musica per testate online/siti/blog, canta e suona la chitarra. Ha frequentato il Master in Giornalismo e Critica Musicale diretto da Ezio Guaitamacchi, è laureato in Giurisprudenza all’Università Cattolica di Milano con tesi in diritto d’autore.
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3 risposte a Splendi diamante pazzo

  1. rosarita88 ha detto:

    Adorazione per questo pezzo*_*

  2. shootanidea ha detto:

    Beh non sapevo di questa ricorrenza, una perla che va ad aggiungersi alla già ricca collana dei Floyd, adoro la copertina le canzoni, cinque misere tracce che di misero hanno ben poco, insomma uno degli album più belli che esista nel globo.

  3. Pingback: Wish You Were Here, Sparklehorse feat. Thom Yorke vs Pink Floyd | Rock Oddity

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