“Leisure”, il debutto discografico dei Blur

 

I Blur nel 1991, all'inizio della carriera

I Blur nel 1991, all’inizio della carriera

Siamo in piena era baggy: l’eco di Stone Roses e Happy Mondays sta per sfumare e anche l’Inghilterra comincia a conoscere l’irruenza del grunge, la nuova frontiera del rock americano di Nirvana, Alice In Chains, Pearl Jam, Soundgarden.

Damon Albarn, Graham Coxon, Dave Rowntree e Alex James, dei ventenni di Londra della media borghesia che frequentano le scuole artistiche,  si fanno notare nel marasma delle band di Madchster per una  capacità melodica fuori dal comune e per il carisma dell’arguto leader Albarn. Già dall’88 si esibiscono in piccoli locali e si fanno chiamare Seymour.

Cambiato il nome della band in Blur, il 26 agosto debutanno su LP con Leisure (Food, 1991), disco che contiene dei veri classici come She’s So High – già uscita come singolo – e There’s No Other Way: anche il chitarrismo eclettico di Coxon non passa inosservato.

Il disco riceve delle recensioni contrastanti dalla stampa inglese e per la band è subito tempo di vestire i panni più consoni del mod londinese. Leisure, nonostante i buoni propositi, si rivela l’album più debole della discografia di Albarn e soci.

I Blur riscoprono l'orgoglio del pop inglese

I Blur riscoprono l’orgoglio del pop inglese

Il 10 maggio del 1993 esce la pietra angolare della stagione del brit pop Modern Life Is Rubbish (Food, 1993) e, nonostante la scarsa presenza di singoli d’impatto, è subito un classico. Abbandonate le sonorità baggy, ora le influenze maggiori vanno ricercate nei Kinks, XTC, Specials, Beatles. E’ una chiara risposta al grunge americano che stava imperando anche nelle classifiche inglesi: il pop “patriottico” di Albarn fa scuola. Oasis, Pulp, Suede seguono infatti le orme di Modern Life Is Rubbish e il brit pop diventa un fenomeno mondiale (complice anche la fine del grunge).

Quando l’anno successivo esce Parklife (Food, 1994) è subito chiaro chi siano i nuovi Kinks. Le storie semiserie raccontate da Albarn ricordano da vicino infatti quelle del suo idolo, Ray Davies. Girls & Boys, Parklife, To The End, End Of A Century non hanno bisogno di presentazioni alcune e l’ironia verso la middle-class – di cui lo stesso cantante fa parte – è tra le più pungenti e brillanti che si possano ricordare nella illustre storia del rock britannico.

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