Sex Pistols, God Save The Queen. La Regina d’Inghilterra (suo malgrado) è anche l’icona del punk

Sex Pistols, God Save The Queen (copertina di Jamie Reid)

Sex Pistols, God Save The Queen (copertina di Jamie Reid)

L’intuizione e l’ironia di Jamie Reid identificano ancora oggi la cultura punk.

È il 1977 quando Jamie Reid confeziona la copertina che per sempre sarà considerata l’immagine più rappresentativa del punk. Stiamo parlando ovviamente del 45 giri in cui si vede in primo piano la Regina Elisabetta II d’Inghilterra con occhi e bocca coperti dalle scritte God Save The Queen e Sex Pistols. Per “andare oltre”, lo stesso Reid ricaverà dal medesimo scatto di Cecil Beaton un’immagine con il labbro della Regina perforato da una spilla da balia e con gli occhi coperti da due svastiche. L’artista rende dunque dissacrante Elisabetta II e il punk inglese nel frattempo si fa portatore di un messaggio di rabbia e di disagio.

God Save The Queen nella visione dissacrante di Jamie Reid

God Save The Queen nella visione dissacrante di Jamie Reid

Vecchio compagno di scuola al Croydon Art College di Malcolm McLaren, manager dei Sex Pistols, Jamie Reid viene invitato a creare anche tutte le altre copertine della band, tra cui anche quella del precedente singolo Anarchy in the U. K. (EMI, 1976) e dell’album Never Mind the Bollocks, Here’s the Sex Pistols (Virgin, 1977).

Tornando a God Save The Queen, il 45 giri viene pubblicato prima dalla A&M e poi ritirato dal mercato, per poi essere ripubblicato dalla Virgin (terza etichetta discografica con cui firmano i Sex Pistols). Siamo a fine maggio 1977 e il brano viene messo al bando dalla BBC, perché considerato volgare e di cattivo gusto. L’associazione della stampa britannica ricorda a tutte le stazioni radiofoniche che, trasmettendo il pezzo, violerebbero la sezione 4.1.A del Broadcasting Act, il documento ufficiale di regolamentazione dei programmi radiotelevisivi del Regno Unito.

Il singolo doveva chiamarsi No Future, ma acquisirà il nuovo titolo che conosciamo tutti per volere di Malcolm McLaren che decide di “celebrare” il Giubileo d’Argento della Regina Elisabetta II con tale brano e con un’altra idea: affittare un barcone sul Tamigi e far arrivare la band a suonare God Save The Queen di fronte a Westminster, proprio il 9 giugno 1977, mentre si stanno festeggiando i 25 anni di regno della Regina d’Inghilterra. Per i Sex Pistols è secondo posto in classifica dietro The Firts Cut Is The Deepest di Rod Stewart. Alcuni però sostengono che il gruppo fosse primo, ma troppo dissacrante e quindi non può raggiungere ufficialmente la posizione numero uno. Qualcun altro invece sostiene addirittura che in quella settimana il numero uno in classifica non venga nemmeno assegnato… (cfr. in merito a tutta la vicenda riguardante la pubblicazione del brano Ezio Guaitamacchi, Rock Files – 500 storie che hanno fatto storia, Arcana, 2012).

Lo “stupro culturale” e la “schiavitù aziendale” secondo Jamie Reid

Jamie Reid ha creato anche alcuni adesivi pre-punk con slogan tipo “Risparmia benzina – Brucia le macchine” e altre immagini più recenti in cui concetti come “Schiavitù aziendale” e “Stupro culturale” vengono accostati ai loghi di aziende come Disney, McDonald’s e Coca-Cola… ma nel 1977 lo stesso Jamie Reid è stato forse il miglior anarchico visionario in grado di dare un senso grafico al messaggio punk di Johnny Rotten e soci.

God Save The Queen

Informazioni su Leonardo Follieri

Collabora con Jam Viaggio Nella Musica e con Paper Street, scrive su Rock Oddity, dal 2007 scrive di musica per testate online/siti/blog, canta e suona la chitarra. Ha frequentato il Master in Giornalismo e Critica Musicale diretto da Ezio Guaitamacchi, è laureato in Giurisprudenza all’Università Cattolica di Milano con tesi in diritto d’autore.
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