Woody Guthrie, il menestrello della Grande Depressione

Woody Guthrie e la sua "macchina che uccide i fascisti"

Woody Guthrie e la sua “macchina che uccide i fascisti”

14 luglio 1912, Okemah (Oklahoma, U.S.A). Nasce il “menestrello della Grande Depressione”, nonché padre putativo del folk revival degli anni ’60, Woody Guthrie.

Cresce in una famiglia disastrata come poche. A undici anni deve già guadagnarsi da vivere con occupazioni occasionali, fino a quando le tempeste di sabbia non lo costringono a emigrare verso la California, a Los Angeles. Qui comincia seriamente l’attività di cantante e, se i suoi talking blues per chitarra e voce sono musicalmente scarni, i suoi testi costituiscono una novità assoluta: nessuno aveva mai usato prima la musica come mezzo d’informazione e denuncia. Nel ’41 si trasferisce a New York al Greenwich Village dove collabora con Pete Seeger. Qui suona a comizi e riunioni sindacali della sinistra radicale americana, prima di unirsi per un breve periodo a un super gruppo di bluesman con Terry Boy, Brownie McGhee e Leadbelly, quest’ultimo il “corrispettivo nero” di Woody Guthrie.

Durante la Seconda Guerra Mondiale è imbarcato nella marina mercantile. Sopravvive e torna in patria anche se ha vita dura: negli Stati Uniti è il periodo del Maccartismo e Woody Guthrie è visto come un “pericoloso comunista”. Artisticamente in questo periodo è interessante The Ballads Of Sacco & Vanzetti (1947), raccolta di poesia sovversiva “naive”  da uomo della strada. Nel 1952 viene colpito da una gravissima malattia degenerativa, la Corea di Huntington. Muore solamente  nell’ottobre 1967 dopo quindici anni di agonia.

Woody Guthrie ha estimatori famosissimi: Bruce Springsteen, U2, Billy Bragg, Pete Seeger, Joan Baez, Ry Cooder, Ani di Franco… la lista è veramente infinita. Però ce n’è uno che più di tutti gli deve qualcosa: Mr. Bob Dylan.

Dylan più volte lo è andato a trovare in ospedale e nella sua dimora nei primi anni ’60, come racconta anche nella autobiografia Chronicles. Per Bobby, Woody Guthrie è stato un tormento, un’ossessione, un vero eroe, un punto di riferimento nei primi anni al Greenwich Village. Un omaggio poi sfociato in Song To Woody, incisa sull’album di debutto di Bob Dylan del ’62.

Per chi eventualmente volesse approfondire la vicenda, la vita di Woody Guthrie è ben rappresentata in Folkways: A Vision Shared (1988), uno strepitoso documentario-omaggio alla sua figura e a quella di Leadbelly, e nel bellissimo This Land Is Your Land del 1976 (ispirato alla sua autobiografia).

Andiamoci a risentire “All You Fascists Bound To Lose”.

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