Johnny Cash: una carriera “dalle origini alle origini”. 57 anni fa la prima apparizione al Grand Ole Opry

Johnny Cash tra fine anni '50 e inizi anni '60 alla Sun Records

Johnny Cash tra fine anni ’50 e inizi anni ’60 alla Sun Records

Nato nel 1932 a Kingsland, Arkansas. È uno dei sette figli di una povera famiglia contadina. È appassionato di musica country. Nel 1950 si arruola in aviazione. In questo periodo compra la sua prima chitarra e impara a suonarla da autodidatta. Il suo nome è Johnny Cash.

Nel 1955 ottiene il suo primo contratto con la Sun Records di Memphis, per cui incide i primi singoli Cry, Cry, Cry e Folsom Prison Blues.

Il 7 luglio del 1956 a Nashville è ospite al Grand Ole Opry, il più importante show americano di country music. Non ci sono video (o almeno così sembra) di quella esibizione, ma di certo si sa che per un musicista si tratta di un riconoscimento importante. Anche per lui è così. E da quel momento in poi, infatti, un po’ alla volta arriva il successo.

La serata al Grand Ole Opry è anche quella in cui il nostro incontra per la prima volta nel backstage June Carter, una delle donne della Carter Family, la più famosa dinastia del country-bluegrass. La stessa June nel 1968 diventerà sua moglie e sarà praticamente al suo fianco per tutto il resto della sua vita (lei morirà il 15 maggio 2003 e lui il 12 settembre dello stesso anno).

Per Johnny Cash ci saranno poi country, bluegrass, folk, gospel, blues, rock‘n’roll, rockabilly e altro ancora. E ci saranno anche la dipendenza dalle droghe e altre vicende simili legate spesso all’uso (e all’abuso) di sostanze stupefacenti. Nonostante questi alti e bassi, però, dal punto di vista musicale l’artista riesce comunque sempre a essere molto versatile, interpretando in maniera efficace numerosi brani di diversi generi musicali.

Un lungo periodo di declino artistico segnerà poi la sua carriera, a partire soprattutto dagli anni ’80. Bisogna attendere il 1994 per assistere alla rinascita. Rick Rubin e la sua American Recordings “ripescano” infatti in quel momento un musicista il cui talento è rimasto intatto e gli fanno incidere alcuni dischi che lo riportano in auge.

Johnny Cash nel video di “Hurt” (2002)

Johnny Cash ottiene di nuovo numerosi consensi, reinterpretando cover moderne rifatte nel suo stile già inconfondibile negli anni ’50. Nessuno forse prima di allora si sarebbe immaginato ad esempio Personal Jesus dei Depeche Mode o Hurt dei Nine Inch Nails in “versione Johnny Cash”, ma anche brani di questo tipo sono stati rinvigoriti in maniera egregia dal musicista, spesso con chitarra e voce come elementi principali.

Un ritorno alle origini con un’attitudine unica e moderna. A tratti è disarmante. Perché diventare leggenda è difficile. Diventarlo nuovamente, mantenendo la stessa versatilità e a distanza di tanti anni, lo è ancora di più.

Ci riascoltiamo la prima incisione di Johnny Cash, Cry, Cry, Cry (Sun Records, 1955), e la sua cover di Hurt dei Nine Inch Nails (da American IV: The Man Comes Around, American Recordings, 2002).

Informazioni su Leonardo Follieri

Collabora con Jam Viaggio Nella Musica e con Paper Street, scrive su Rock Oddity, dal 2007 scrive di musica per testate online/siti/blog, canta e suona la chitarra. Ha frequentato il Master in Giornalismo e Critica Musicale diretto da Ezio Guaitamacchi, è laureato in Giurisprudenza all’Università Cattolica di Milano con tesi in diritto d’autore.
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2 risposte a Johnny Cash: una carriera “dalle origini alle origini”. 57 anni fa la prima apparizione al Grand Ole Opry

  1. Q. ha detto:

    Giù il cappello, signori…

  2. Pingback: L’epitaffio di Mr. Cash | Rock Oddity

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