Michael Pergolani: “40 anni fa Bowie annunciava il suo ritiro. Io c’ero e rimasi sconvolto come tutti gli altri”

Michael Pergolani

Michael Pergolani

3 luglio 1973. Hammersmith Odeon di Londra. Dopo più di 180 concerti in due anni (in alcuni casi doppio show in un giorno) David Bowie a fine serata fa un annuncio che coglie tutti di sorpresa: “Di tutti gli show di quest’anno, questo è quello che ci ricorderemo più a lungo… Non solo perché è l’ultimo spettacolo del tour, ma perché è il nostro ultimo concerto”.

La notizia è più che clamorosa. I quotidiani inglesi usciti il giorno successivo titolano “David Bowie si ritira dalle scene”.

In realtà non è così. David Bowie decide solo di far fuori il suo alter ego, Ziggy Stardust. L’alieno androgino da lui interpretato, con brani che lo hanno proiettato sulle vette più alte delle classifiche mondiali, ora non c’è più. Fu davvero lui a decidere di “farla finita”?

Per provare a rispondere a questa e ad altre domande abbiamo intervistato Michael Pergolani, attuale conduttore di Demo su Radio 1 con Renato Marengo, che allora era giornalista musicale di Ciao 2001. Non era ancora corrispondente da Londra per L’altra domenica di Renzo Arbore, ma viveva lì già da alcuni anni. Quella sera di 40 anni fa era inoltre all’Hammersmith Odeon, come testimonia anche questo articolo da lui scritto proprio per Ciao 2001: http://www.velvetgoldmine.it/stampa/addiodavid.html.

In altre parole: dopo aver scoperto tutto ciò, non potevamo far altro che raggiungerlo a Roma negli studi della Rai di Saxa Rubra per chiedergli di raccontarci com’è andata quella sera…

 

D: La prima domanda è d’obbligo: cosa ricordi di quella sera del 3 luglio 1973 all’Hammersmith Odeon di Londra?

R: Ricordo che arrivai lì per fotografare Bowie, ma anche per sentirmi il concerto. Ziggy Stardust è stato un momento fondamentale del rock e del pop e mi ricordo che io ero tutto vestito un po’ strano per l’Italia all’epoca, ma lì era normale. Tutti i giornalisti musicali erano ragazzi come me e vestivamo tutti allo stesso modo… come le rockstar. Non è che uno era vestito in un modo e uno nell’altro. Quando arrivavano gli italiani che erano tutti ancora “vestitini”, si vedeva la differenza e c’era da vergognarsi!

Nell’articolo che scrivesti all’epoca per Ciao 2001 ipotizzavi un vero e proprio ritiro dalle scene di Bowie, come avevano fatto molti altri…

Beh, lui diede la notizia, disse “questo è il nostro ultimo concerto ecc.” e quindi noi rimanemmo sconvolti perché pensavamo che fosse l’ultimo concerto della sua carriera, invece era solo l’ultimo di Ziggy Stardust. C’era pure gente che piangeva…

Poi naturalmente lui uscì fuori, non so se subito dopo, con Young Americans o Heroes e comunque cambiò…

Fece Pin Ups

Ah, sì, vero!… Fece Pin Ups, che era un album di passaggio… Poi dopo mi ricordo quando arrivò anche a questa dance come la faceva lui… comunque sempre pezzi da paura… insomma… per un lungo periodo non ci siamo lamentati…

In quell’occasione o anche in generale ti è capitato di incontrare Ziggy Stardust o i suoi Spiders From Mars?

Sì, li ho incontrati dietro le quinte, ma non a livello personale… anche se poi era normale “incontrare” loro e altri artisti all’epoca. Io però mi ricordo più dei concerti, perché mi ricordo quelli che suonavano in veri e propri avvenimenti musicali importanti. Per esempio il ritorno di Eric Clapton con Ocean Boulevard, e quindi con un disco completamente diverso da quello che faceva coi Cream e da altre sue cose fichissime, fu molto bello.

Il live si fece in un college… ed era poi la cosa bella di certe star dell’epoca. Gente “enorme” che faceva concerti dentro a un college. Era come mettere 1000 persone in una palestra. Questo era il modo di suonare dal vivo e ancora la musica era molto vicina alle persone.

Mi ricordo questo concerto in una città a sud di Londra dove lui a un certo punto ritorna per il bis insieme a due personaggi pazzeschi: Elton John e George Harrison. Iniziano a fare tutti gli standard rock’n’roll anni ’50 tipo Good Golly Miss Molly, Long Tall Sally ecc. e tutti cominciano a ballare come pazzi. Uscimmo fuori e io mi presi quasi una broncopolmonite perché ero sudatissimo e fuori faceva molto freddo. Era tutto normale!…

Lo era anche all’Hammersmith Odeon di Londra?

Certo… L’Odeon di Hammersmith poi era un cinema… Mi ricordo alcune cose clamorose lì. Per esempio quando morì Jimi Hendrix noi andammo all’Odeon di Hammersmith per vedere Woodstock e mi ricordo le ultime scene del film in cui c’era Hendrix “che sfumava in questa nebbia biancolina” e tutta la gente si alzò in piedi prendendosi mano nella mano. L’Odeon di Hammersmith era un posto importante…

Bene. Torniamo a Bowie. Cosa rappresentava per te un artista come lui?

Per me Bowie è stata l’ultima grande rockstar della mia epoca, degli anni ’70… io l’ho amato tantissimo. Poi sono arrivati gli anni ’80 con rockstar in formato minore in generale. Quel giorno io andai al concerto e c’avevo il pass da fotografo, quindi stavo proprio sotto al palco. Naturalmente era l’epoca in cui avevo i capelli lunghi, gli stivali di pitone rosso con un tacco da 10 cm, ero tutto pieno di brillantini in faccia, tutte le unghie “cosate”, proprio perché Bowie è stato un po’ il rappresentante del glitter… di questa cosa “brilluccicosa”!…

Quindi un personaggio del genere è stato influente anche per il modo di vivere?

Beh, musicalmente ha influenzato e anche per il look, il suo abbigliamento, i capelli rossi… sono state cose importanti e hanno portato dietro un sacco di gente. Dal glitter in un certo senso è nato il punk, movimento in opposizione, anche se poi certe matrici di look venivano da là. Poi loro l’hanno “grigizzato” con la plastica, le buste, le spille da balia, le creste… ma tante cose erano partite da Bowie.

David Bowie in “versione Ziggy Stardust”

Perché secondo te lui a un certo punto ha deciso di farla finita con Ziggy Stardust, nonostante l’enorme successo?

Secondo me creativamente ci sono cose che devono durare per poco tempo. Artisticamente prima o dopo devi cambiare perché non puoi andare avanti nella vita a fare sempre la stessa “pippa”. Forse aveva voglia di fare altre cose tipo Young Americans. Lui in quel momento aveva avuto veramente tanto successo per 2-3 anni e aveva già fatto dei dischi prima di diventare famoso.

Poi si è anche trasformato, creando sempre personaggi diversi tutte le volte…

Perché lui era uno forte! Poi ha rielaborato la disco, che noi consideravamo cacca secca, con pezzi che avevano tutto un altro senso!

Lo vedresti oggi un personaggio come Ziggy Stardust?

Mmm… Oggi Ziggy Stardust non lo vedo, perché in fondo era un personaggio “positivo”… anche triste eh… però con Ziggy Stardust c’era un universo da scoprire… Oggi faccio fatica a scoprire un nuovo universo e penso che anche i ragazzi di oggi trovino difficoltà già a scoprire il proprio di universo. Penso che oggi sarebbe diverso un personaggio del genere… penso io eh… penso che sarebbe più problematico, più cupo…

In Demo, programma che conduci su Radio 1 con Renato Marengo, ti occupi da oltre dieci anni di artisti emergenti. Musicalmente che cosa rappresenta Ziggy Stardust per loro o per le nuove generazioni?

Non lo so… non so cosa possa rappresentare musicalmente Ziggy Stardust per le nuove generazioni… Per noi era fantastico, bellissimo… un ottimo lavoro…

Anche per noi!…

Bene!

Grazie Michael! Alla prossima!

Grazie a te!

Informazioni su Leonardo Follieri

Collabora con Jam Viaggio Nella Musica e con Paper Street, scrive su Rock Oddity, dal 2007 scrive di musica per testate online/siti/blog, canta e suona la chitarra. Ha frequentato il Master in Giornalismo e Critica Musicale diretto da Ezio Guaitamacchi, è laureato in Giurisprudenza all’Università Cattolica di Milano con tesi in diritto d’autore.
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