La misteriosa morte di Brian Jones, fondatore dei Rolling Stones

Brian Jones insieme a Mick Jagger

Brian Jones su un battello in compagnia di Mick Jagger

3 luglio 1969, Cochtford Farm, East Sussex, Inghilterra. E’ una calda e umida notte d’estate quella in cui Brian Jones, chitarrista/polistrumentista e fondatore dei Rolling Stones, muore nella sua piscina in circostanze misteriose. Il 9 giugno, un mese prima della tragica scomparsa, aveva abbandonato il gruppo che lui stesso aveva fondato. O meglio: Mick Jagger, Keith Richards e Charlie Watts il giorno prima comunicano a Brian che non può partecipare all’imminente tour americano di tre mesi, e che loro avrebbero continuato senza di lui. Al suo posto subentra immediatamente il giovanissimo Mick Taylor, già alla corte di John Mayall.

“Non sono più in sintonia con gli altri sui dischi che stiamo facendo. Non comunichiamo più dal punto di vista musicale. La musica degli Stones non è più di mio gusto. E io desidero suonare il mio tipo di musica, piuttosto che quello degli altri, anche se certo apprezzo le loro idee musicali. L’unica soluzione era quella di separarci, ma in ogni caso resteremo amici. Voglio bene a quei ragazzi” – dichiara.

Era strano Brian. Aveva dei capelli biondissimi, quasi scolpiti nel legno, un volto rotondo e un’aria spavalda ma al tempo stesso angelica. Geniale, inquieto, insopportabile. Beve troppo e si droga più degli altri Stones; tratta male le donne e dimostra in più occasioni una doppia personalità, come ha rivelato il bassista Bill Wyman, il suo vero e unico amico nel gruppo:

“C’erano due Brian…uno introverso, timido, sensibile, profondo… l’altro era un pavone agghindato, gregario, artistico, sempre con il disperato bisogno di sicurezze dai suoi colleghi… spingeva ogni sua amicizia al limite e oltre. “- B. Wyman.

Era il creativo del gruppo, uno dei migliori chitarristi slide di Londra, dotato di un talento innato, che gli permetteva di cimentarsi con i più svariati strumenti, dalla marimba al sitar. E’ uno dei primi a sperimentare un’antesignana forma di world music, con il disco registrato nell’estate del ’68 in Marocco dal titolo “Brian Jones Presents the Pipes of Pan at Joujouka” (RS, Records, 1971)

Torniamo a quella notte tra il 2 e il 3 luglio ’69.  Brian Jones è steso, senza vita, al bordo della sua piscina: i dottori arrivano tardi e il caso viene velocemente archiviato. Nel rapporto il coroner scrive “morte per incidente” e annota che fegato e cuore sono pesantemente compromessi da alcol e droghe, ma l’autopsia rivelerà poi che nel corpo non ci sono tracce di droghe illegali e l’alcol presente equivale a poco più di tre pinte di birra. Per oltre trent’anni è un giallo irrisolto: gli altri Stones, sin dalle prime battute, non hanno mostrato di averne sofferto particolarmente, anzi. Solo Wyman e Charlie Watts si presentano al funerale. Due giorni dopo l’ultimo saluto, i Rolling Stones sono già sul palco con il sostituto Mick Taylor.

Giugno del 2000. Anna Wohlin, all’epoca fidanzata di Brian Jones, dichiara che Brian fu assassinato da Frank Thorgood, responsabile degli operai della villa. Lui stesso avrebbe confessato all’autista dei Rolling Stones, Tom Keylock, la propria responsabilità sul letto di morte.

2009. Il caso viene ufficialmente riaperto dalla polizia del Sussex. Il giornalista d’inchiesta Scott Jones, in nessun modo legato all’omonimo Brian, ha trascorso gli ultimi anni cercando la chiave per risolvere il caso. “Sono convinto che sulla morte di Brian Jones non si sia andati a fondo” – ha detto.

Riprende corpo, dunque, la pista dell’assassinio da parte di Thorogood, una pista rafforzata dalle confessioni dello stesso costruttore in punto di morte. Nel 2008 Scott Jones pubblica un articolo in cui cita le parole di Janet Lawson, compagna del tour manager degli Stones, che fornisce una versione completamente rispetto a quella ufficiale. Ora tutti i documenti sono in mano alla polizia. Ma anche la Lawson, teste chiave, è scomparsa, uccisa dal cancro poco dopo aver parlato con Jones. Brian non è morto accidentalmente. Questa ormai è una certezza.

Brian Jones è stata una delle prime vittime del rock ‘n’ roll, la prima del cosiddetto “Club J27”. Ne fanno parte anche Janis Joplin, Jimi Hendrix e Jim Morrison, morti anche loro a 27 anni; anche loro con quella maledetta “J”. Alla stessa età sono morti Robert Johnson, Kurt Cobain, Amy Winehouse. Jim Morrison, tra l’altro, è morto lo stesso giorno ma di due anni dopo (3 luglio 1971).

Se vi interessano news sempre aggiornate sul caso Brian Jones, il sito del fans club ufficiale fa al caso vostro:

http://www.brianjonesfanclub.com/

Se volete una ricostruzione dettagliata della morte di Brian Jones, vi consigliamo Figli dei fiori, figli di Satana di Ezio Guaitamacchi (Arcana, 2009),  in cui si parla anche di Woodstock, Charles Manson ed Easy Rider, con un’accurato approfondimento di quel 1969 che cambiò per sempre il mondo.

Questo invece è un estratto da Brian Jones Presents the Pipes of Pan at Joujouka. Le origini della world music.

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2 risposte a La misteriosa morte di Brian Jones, fondatore dei Rolling Stones

  1. matteoscompa ha detto:

    Ho scritto anche io un articolo simile, un po’ meno cronologico e un po’ più generale. Si chiama “Le star devono morire giovani”.

    Saluti e grazie!

    Mat

  2. Pingback: Rolling Stones al Palalido. Fuori gli scontri, dentro la festa | Rock Oddity

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